La fotografia di reportage intesa come genere unico

le etichette servono solo a capire di cosa parliamo. anche se, purtroppo, assistiamo ogni giorno al voler fare di una definizione qualcosa di più. e sempre più spesso diventa un modo per ‘entrare nel club’.

è il caso della street photography, dove persone che non sanno, pretendono di sapere. ma poi te ne accorgi dalle loro immagini…di recente abbiamo assistito a qualcosa di veramente squallido proprio tra questi street photographers che pur di stare in una classifica degli street photographers più influenti (ma influenti de che?) con votazione popolare di un blog dove molti maestri sono stati scalzati, quando non addirittura oscenamente dimenticati, da sconosciuti.

in particolare abbiamo visto come un gruppetto amatoriale di facebook, guarda caso, italiano, abbia pesantemente influenzato la votazione arrivando a votarsi tra loro. ecco così apparire schiappe assurde, fotografi di sport, gente in tutt’altre faccende affacendata, entrare nelle menzioni onorabili di suddetta classifichetta da quattro soldi.

ecco dunque apparire il più osceno collettivo italiano, popolato da disastri totali, che ancora non hanno capito bene cosa significhi fare fotografia in strada, ma che sono disposti a tutto pur di stare. e ovviamente loro hanno influenzato la classifica notevolmente. dunque è a questo che si è ridotta la fotografia?

a giudicare dai tanti concorsi a votazione popolare (e a pagamento nonostante gli sponsors) direi di si. non vincono i talenti e chi ha qualcosa da dire, ma chi conta su una base consistente di seguitori e sulla sua capacità di convincimento e coinvolgimento per farsi votare.

io, pur sapendo la differenza tra fotogiornalismo e street photography, venendo dalla vecchia scuola italiana, dove per noi non stavamo a disquisire troppo e parlavamo di fotografia di reportage, la street è genere comunque documentario, erede della fotografia diretta (straight) e pertanto, poche storie, se una street è vuota di storia e contenuto è ben poca cosa. oggi il termine street photography è divenuto la definizione che si utilizza per vedere palloni gonfiati. vediamo palloni gonfiati sulla testa di qualche soggetto e tutti a dire wow. e poi, magari gli stessi fotografi di tali scene, sono palloni gonfiati. gonfiati da un ego spropositato. gonfiati dall’idea che per fare fotografia ‘devi avere palle’. poi, li vedi, sempre a fotografare al centro, magari vecchine con occhiali da sole giganti.

io che amo ancora la fotografia di giovanni umicini, che mi onoro di essere amico di un certo umberto verdoliva, che so chi è mario cattaneo e nacho lopez, beh, questi palloni gonfiati mi rimangono un pò sulle scatole.

oggi assistiamo alla genesi dell’incapace ergersi a maestro, con tutte le conseguenze che questo comporta. vediamo gente sbucare dal nulla, senza una storia, ma soprattutto senza le fotografie. vince chi urla di più. vince, quello che ti chiede i voti per stare tra i primi venti di una classifichetta fatta da amatori per altri amatori. uno specchio per allodole. o, forse, soltanto qualcosa che ha già vinto perchè quello che volevano gli autori erano visite di pagina del loro blog.

nascono collettivi dei più disparati e disperati. il collettivo vergognoso italiano m’ha copiato, senza chiedere, parti del mio libro. al punto che un amico mi contattò per sapere se io fossi in qualche modo coinvolto con quella collettiva.

è l’era dei nani giganti, di coloro che ne sparano grosse, ma manca loro sempre la cosa più importante per poter parlare con cognizione di causa: le fotografie. e un’idea sghangherata diventa di colpo autorevole. perchè formando un collettivo pare si guadagni in autorevolezza. e magari in 6 mesi organizzi pure workshops. poco importa se le foto dell’istruttore non arrivano neanche alle mediocri di qualche mio allievo del livello principiante assoluto.

ora, pur contrastando l’idea delle etichette mi dico che fotografia di reportage è migliore delle altre per evitare fraintendimenti: se non hai una storia, se non sai raccontarla con la tua fotocamera, non puoi fuggire e nasconderti dietro qualche pallone gonfiato.

avanti il prossimo. venghino siori, venghino.

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2 Comments

  1. Vero sembra quasi che mettendo un’etichetta qualsiasi ad un contenitore gli dia automaticamente la dignità di scrigno. Rimane sempre un contenitore vuoto.
    Forse ho capito a quale classifica ti riferisci e ricordo che in quell’occasione postai un commento sulla relativa pagina Facebook, anche se poi in realtà ho preferito leggere un libro di fotografia invece di perdere tempo davanti al computer.
    Su cosa significhi esattamente fare quella cosa definita street photography onestamente ho ancora dei dubbi, ma di certo so cosa significa fare fotografia IN strada. Non so nemmeno se io faccio streetphotography, ma grazie anche ai consigli di Umberto Verdoliva, che tu conosci bene, credo di aver capito che se in strada fai la tua Fotografia, e la tua Fotografia riguarda l’umanità e ne racconta la storia, beh .. quella forse è streetphotography. Le classifiche e le etichette non c’entrano nulla, non hanno niente a che fare con la Fotografia. Lasciamo poi perdere i concorsi, soprattutto quelli on line.
    Forse chi pensa alle classifiche e alle etichette non sa nemmeno chi sia Umicini. E la poca cultura in fotografia credo sia uno dei problemi che ne intacca il valore.
    Ma nonostante tutto questo credo ancora nei collettivi, nel fatto che la condivisione di idee, di esperienze e di fatica porti a fare passi avanti. Tanto che ne ho formato uno che si chiama PhotoGarage (se hai voglia photogarageblog.wordpress.com) con l’obbiettivo di rimettere a fuoco la Fotografia e non le fotografie.
    In ogni caso credo che non abbiano ancora scoperto il modo per non far sgonfiare i palloncini, per i palloni gonfiati è solo questione di tempo.
    have a nice day

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    1. c’è una voglia, perfettamente naturale nell’uomo, di far parte di un club, di trovare approvazione. questo però, soprattutto in tempi di internet, si è unito a sentimenti di invidia da una parte e uno spirito di eccessiva competizione. Ne parlavo proprio ieri con mia moglie, perchè nonostante mi ci sia scontrato molte volte nel corso della mia vita, rimango sempre stupito su chi vuole competere. non lo trovo legittimo, dal momento in cui la fotografia, in particolare, ha spazio per tutti ed è destinata a diverse motivazioni che vanno dal ricreativo al professionale, e se c’è competizione dovrebbe essere con noi stessi. a maggior ragione, poi, se parliamo di street photography dove a parte dare workshops o vendere qualche libro o qualche stampa, non si guadagnano soldi.
      sulle classifichette: fatte per guadagnare ranking google hanno la loro raison d’etre, ma bisogna rimarcare come molte siano fatte da amici degli amici e quella in particolare ha presentato personaggi che pateticamente si sono votati tra di loro. altrimenti, a giudicare dai tanti italiani, la street italiana scalza tutti dal podio. la verità è che non ci sono nomi, in quella classifica come un umberto verdoliva o un carmelo eramo che realmente stanno facendo grande Fotografia, e poi ti ritrovi un fotografi di sport, uno che pensa che fotografare gente che fotografa o skateboarders sia street photography e magari ci fa anche un workshop su. ecco…questo è il circo creato e che non mi sta bene. un esercito di wannabes che fanno tutto pur di stare, anche di chiedere il voto manco fossero le elezioni a sindaco della propria città. andrò a vedere il link del collettivo che mi segnali. a presto e ancora grazie per la tua attenzione ed interesse per questo blog!

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