Sul realismo in fotografia

‘il suo lavoro affonda le radici nella migliore tradizione fotografica. la sua visione è potenziale. il suo lavoro è puro, è diretto. esso non si affida a trucchi nel processo. in qualunque cosa egli faccia c’è intelligenza applicata. nella storia della fotografia ci sono molto pochi fotografi che, dal punto di vista dell’espressione, abbiano fatto molto lavoro d’importanza. e con importanza si intende lavoro che abbia qualche qualità relativamente duratura, quell’elemento che dà a tutta l’arte il suo significato reale. il lavoro è brutalmente diretto, privo di qualsiasi inganno, privo di ogni manipolazione e di qualsiasi “ismo”, privo di ogni tentativo di mistificare un pubblico ignorante’ alfred stieglitz scrivendo di paul strand sulla rivista ‘camera work’.

ken_domon09
domon ken

nei giorni della mostra di domon ken al museo dell’ara pacis, il tema del realismo in fotografia è quanto mai attuale. per il maestro giapponese il perno della fotografia consisteva essenzialmente nella connessione diretta tra la macchina fotografica e il soggetto. senza sovrastrutture. senza enfasi create da un approccio che snaturasse la spontaneità e la rappresentazione dell’evento.

si comprende dunque che il tipo di approccio realista punti alla cattura di un momento così com’è. è l’essenza della fotografia diretta che ci sta a cuore. in particolare i fotogiornalisti si impongono di essere realisti nel loro approccio e interessati a documentare i fatti per come sono avvenuti. chiamateli dogmi. chiamateli codici. chiamateli come volete. Ma questa è la differenza tra chi si crede artista e chi si approccia alla fotografia con la necessità e l’interesse a documentare. dove le didascalie, la data e il luogo di dove si sono svolti i fatti fotografati sono più importanti di titoli dal flavour poetico e poetizzante.

questo non è un j’accuse per coloro che filtrano tutto attraverso una visione artistica. è semplicemente una constatazione e un mettere in due territori separati e ben distinti la fotografia come documento e la fotografia come espressione artistica. le velleità dell’artista, sappiamo bene, conducono ad un approccio in cui l’io e l’esperienza e le fasi emotive e di vita del fotografo ne sono aspetto preponderante del percorso visuale ed estetico. un fotografo, realmente documentarista, antepone la priorità di cronaca a qualsiasi aspirazione personalistica. tenendo comunque presente che la visione del fotografo attraverso la sua cultura e il suo background culturale influenzeranno sempre e comunque la maniera di rappresentare.

leggiamo molto sul termine storytelling in questi giorni. i fotografi realmente documentaristi sanno cosa questo termine significhi, indipendentemente dal fatto che qualcuno stia provando a snaturarne il significato per ragioni di comodo. perchè raccontare attraverso la fotografia i fatti del mondo, creare documenti, è una missione che ha a che fare con la deontologia professionale, ben poco con le smanie d’artista. riflettiamo su questo.

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