perchè si vuole cancellare la memoria?

”osservai la bambina e finalmente ritrovai mia madre. la luminosità del suo viso, la posizione ingenua delle sue mani … tutto ciò aveva trasformato la posa fotografica in quel paradosso insostenibile che lei aveva sostenuto per tutta la vita: l’affermazione di una dolcezza”. roland barthes – la camera chiara

ALEX0072

accetto la fotografia solo come atto di preservazione della memoria. a questo sono interessato come fotografo che documenta. è, forse, per questa ragione che non mi sento in sintonia con certe immagini e al contrario mi sento vicino a certe sensibilità. leggo di due miei amici che di recente sono stati criticati per il loro lavoro di ricerca nel sud italia. io vedo, grazie a loro, un sud che riconosco pur non essendo mai stato nei luoghi da loro fotografati. e ne riconosco l’assoluto valore di documentazione legato alla memoria e a ‘salvare’ quello che presto non sarà più. eppure qualcuno trova il coraggio di andare contro questa documentazione preziosa: il rimprovero che si fa a questi amici è quello di fotografare clichè, cose già viste e che rappresentano un mondo che, a loro dire, non c’è più o se c’è non andrebbe fotografato perchè sfrutterebbe certo immaginario. il rimprovero si fa ancor più pressante arrivando ad accusarli di fare retorica fotografica, presentando ‘vecchine vestite di nero all’uscio della porta’ e ‘bambini poveri’. ho letto che non bisognerebbe fotografare bambini, e mi chiedo perchè. mi chiedo il perchè provocatoriamente perchè so benissimo dell’isteria da pedofili che si è impossessata della  nostra società: grandissimo male e problema certamente da tenere presente, ma che non può essere utilizzzato a mio avviso come pretesto per attaccare fotografi o dire cosa non dovrebbe essere fotografato.

tornando alle vecchine in abito nero, mi sono incazzato come quando di recente nel corso del referendum sulle trivelle un giornalista del corriere della sera ha liquidato una bellissima regione come la basilicata descrivendola come un posto dove ci sarebbero, a suo dire, ‘solo mucche e galline’. il problema è tipico di questi futurizzati: se dipendesse da loro non avremmo più parchi nè boschi, ma solo colate di cemento e industrie, magari auspicano per il nucleare e perchè tutto sia città. e quindi un pò dalla stessa mentalità la critica alle foto dei miei amici, vorrebbe cancellare di colpo un prezioso lavoro cui solo il tempo renderà giustizia. io dico, ma meno male che ancora ci sono le vecchine sull’uscio di casa e ragazzini che giocano in strada a pallone o a campana.

sto editando un lavoro comprendente foto fatte a mia madre da giovane e ad altri membri della mia famiglia. un primo scorporo di foto è stato fatto in italia. adesso le foto selezionate sono con me, me le sono portate via e qui in messico le scannerizerò e proporrò perchè a mio avviso la fotografia è ancora essenzialmente questo: tenere una fotografia in mano e soffermarmi sulla memoria dell’immagine che si presenta davanti ai miei occhi. la fotografia è uno specchio fornito di memoria: parla di noi stessi, della società in cui viviamo o non abbiamo mai vissuto, o quella che ci hanno raccontato i nostri genitori e i nostri nonni. la fotografia ha un senso, a mio avviso, solo se la viviamo come una documentazione e un’opportunità per riuscere a cogliere un momento che è stato, nel tempo. è solo la fotografia che ha questo potere, e quindi dovremmo ricordarci di questo. la fotografia narra la vita che ci circonda e al tempo stesso riproduce quello che siamo noi e quindi quello che siamo stati.

per queste ragioni io difenderò sempre coloro che stanno facendo oggi quello che sarà importantissimo domani. il lavoro dei miei amici e di tutti quei fotografi che mostrano certe sensazioni, evocando o rievocando, producendo qualcosa in chi osserva, magari risvegliando in chi si avvantaggia della visione di una certa fotografia della stessa emozione dell’evento, nonostante l’osservatore non vi sia mai stato. meditate gente, ancor prima di formulare una critica, e poi provate voi a fotografare, per preservare una memoria o qualcosa che sta scomparendo. ne vale sempre la pena, ve lo assicuro.

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