la percezione sulle fotografie degli altri

è un tema, questo, ispirato da una discussione letta su facebook di recente. un fotografo italiano, bravissimo peraltro, ha postato una foto condivisa su instagram da uno dei maestri riconosciuti a livello mondiale, uno che sta dentro la agenzia magnum photo.

il commento diceva più o meno: ‘ecco qui. tutti a dare likes a ‘sta foto, ma se fosse stata di uno sconosciuto sarebbe passata inosservata’ e nei commenti seguenti rincarava la dose dicendo testualmente che si trattava di ‘una foto di merda’. la foto, per la cronaca, mostrava una vespa rossa, parcheggiata in un paesino arroccato nel sud italia.

condivisibile o meno, il senso del suo discorso non era quello di attaccare il grande fotografo, di cui si è detto anche ammiratore e uno dei suoi preferiti. il j’accuse era riferito alla diversa valutazione che abbiamo se a fare le foto sia uno dei big o un fotografo sconosciuto.

c’è assolutamente del vero nella sua osservazione: da parte dei maestri spesso si è portati ad accettare qualunque foto. almeno questo è quello che fa l’audience generica. con un atteggiamento del tipo: ‘parla il curriculum per lui, se l’ha fatta un fotografo della magnum dev’essere per forza buona’…quando, come abbiamo visto, anche recentemente, certi grandi possono essere messi pesantemente in discussione. il problema, dunque, è come sempre, di chi ha scarsa cultura visuale e si affida solo al nome.

come photoeditor a me non interessa il nome. io vedo le fotografie e valuto la fotografia. se prendiamo i contact sheets di molti fotografi vediamo che le foto di merda le fanno tutti. ora, nel caso, di un fotografo magnum ci si aspetterebbe una maggiore attenzione in quello che posta, e magari pensare un pò di più prima di presentarla al pubblico. ma, c’è da osservare, che i tempi sono cambiati. oggi c’è instagram, un social in cui mi rifiuto di stare, dove si postano foto spesso fatte col cellulare. istantanee senza valore, fatte per dire spesso cose tipo ‘sono arrivato in città’ o ‘dovreste provare i miei involtini’ e non mi interessa se qualcuno verrà a informarmi che instagram non è solo questo. il punto sta nel fatto che anche un fotografo magnum in un social così estemporaneo si trova meno frenato e magari condivide una foto con tutta la leggerezza di una fotina postata per gli amici. ecco, se una critica va mossa all’amico fotografo italiano è che non credo sia giusto e corretto estrapolare da un contesto del genere una fotina perchè riceve tantissimi likes e apprezzamento. generalmente le foto che ricevono likes su instagram ma anche su facebook sono proprio quelle foto di merda a cui si fa riferimento, perchè l’audience in generale di questi social è lo specchio della nostra società: si fanno e condividono foto ogni giorno, si credono tutti fotografi, ma c’è, per dirla con il maestro Pedro Meyer, una scarsa cultura visuale.

ma il problema è ancora peggiore di questo. la forza dei social networks e dell’abilità di qualcuno fa emergere non foto di merda, ma fotografi di merda, sospinti dal vento dell’essere visibile e ben presente. lo abbiamo visto, recentemente con una classifica per street photographers di nessun valore. lo abbiamo visto con i defenders of the faith di steve mccurry, ma magari questi ultimi lo hanno fatto, perchè fanno lo stesso genere di schifezze con photoshop, in pratica era solo una difesa del loro orticello…

la notizia, figuriamoci, non è quella che un fotografo riconosciuto a livello mondiale faccia foto di merda, per carità…ma veramente pensate che esista qualche fotografo che non ne faccia? interroghiamoci, invece, sulla percezione che abbiamo delle fotografie altrui. dei maestri come dell’amico che pompa su internet una certa pubblicazione o un premio ricevuto. interroghiamoci sulle foto degli altri per interrogare noi stessi. rivalutiamo, così, l’idea che abbiamo sul nostro fotografare, con umiltà, ma anche con consapevolezza. iniziamo a non celebrare immediatamente una fotografia strombazzata ovunque, o che ha un mare di likes. guardiamola, meglio…osserviamola, davvero, la foto. impariamo a comprendere dove c’è reale qualità. dedichiamoci e sforziamoci a capire quali sono i punti di forza e di debolezza di un’immagine. osserviamo anche le foto dei riconosciuti maestri, poi quelle di chi entusiasta si sforza di fare fotografia. compariamole. cerchiamo di non farci influenzare dal nome. osserviamo solo la foto.

la percezione sulla foto e sulla fotografia in generale cambierà. forse.

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