street photography, equazione del nulla?

leggo un articolo e partecipo alla discussione perchè il tema mi interessa. questo l’articolo:

http://blog.efremraimondi.it/street-photography-a-chi/

mi ritrovo in molto di quello che scrive efrem. ne condivido in linea di massima il pensiero, nonostante il mio ultimo libro è intitolato ‘appunti sulla street photography’, e spero sia chiaro che il punto non è tanto il termine, ma quello che racchiude.

oggi, infatti, il termine ‘street photography’ vuol dire tutto e niente. declassato, vilipeso, stracciato e stralciato, svuotato della sua forza da torme di barbari e di ragazzini dal like facile, ciancicato e sputato senza una reale intenzione fotografica, quanto, piuttosto, l’atto del voler esserci, del voler far parte del club.

oggi per qualcuno la street è anche hony, il reportage gossipparo, con storie a tasso lacrima che fa tanto moda, magari inventate, o come minimo romanzate. si usa il metronomo dei likes per capire il valore di una foto, poi si nega. già l’abbiamo detto su questo blog: ricordiamo un tempo in cui la street era, in buona sostanza, reportage. per noi italiani in particolare si guardava a giovanni umicini e al gruppo mignon, si accedeva alla sezione stradaiola di photo4u che era tra i pochi forum che si dedicavano al genere che più attirava la nostra attenzione. c’era già in public e street photographers. il secondo si è perso un pò, guarda tu l’ironia, per strada. mentre il primo ancora va, anche se oggi le collettive sono come i panini di mcdonald’s. e vengono applicate come quei gruppetti sbruffoni delle elementari.

e, intanto, sotto al post linkato scrivo:

‘la forma, quella la metti tu, consapevole che non possa essere una sola, anche se in tanti lo vorrebbero. qui sta il punto: oggi con il termine street photography si vorrebbe omogeneizzare, creare un pensiero unico, oltre il quale non puoi e non devi andare. ecco, dunque, spiegate le regole e i codici visuali che tanti accettano come vangelo. i soliti tips sui blogs, le solite idee, il come fare street photography. poi magari ti dicono pure che la street photography parla dell’esperienza del fotografo in strada, ma questo non è applicato quando si ripetono pedissequamente clichè e formule create e sfruttate da altri. e certamente una street photography più semplificata fa comodo a tanti, anche se poi ci dovrebbero spiegare il perchè delle tante differenze e soprattutto della personalità dei vari klein, moriyama, leiter, friedlander, shore. teniamo presente che qualcuno non contento del termine street photography andò oltre in un eccesso di megalomania e ci appiccicò davanti la parola hardcore. ecco, il ricorso alle etichette, proprio quelle mal digerite da garry winogrand, rivela pochezza di idee e soprattutto una tendenza al conformismo, che se da una parte è innata in molte persone, rivela parte dei problemi oggi fomentati dal web. si dice bene, dunque, a dire che la street sia qualcosa strettamente connesso alla personalità e all’esperienza del fotografo in strada, ma oggi con il dilagare dei gruppi su internet, stiamo assistendo ancora di più ad una ripetizione/riproduzione continua, priva di identità, pedissequo ricalcare cose dette e viste da altri.’

il termine aiuta e, senza darne giusto peso, si ripete il grottesco scimmiottare. si emula gilden, soprattutto. poi ci sono quelli che si sono specializzati in panze e schiene pelose. nel tentativo estremo di avvicinarsi ancora, entreremo nelle cavità dei nostri soggetti.così un ombelico e un orecchio non saranno più un mistero per noi, la scienza ringrazia, un pò meno la fotografia. è una fotografia, l’attuale street photography, che si è lasciata lusingare troppo dal cercare mostri, in una nuova estetica del brutto che da dimensione a quest’era del messaggio urlato e privo di empatia per gli altri. il teatro dell’assurdo si impone come unica via per la fotografia di strada e si discosta dalle motivazioni di chi in strada tentava di fare poesia. oggi non c’è poesia nella maggior parte delle fotografie di strada che vediamo. c’è una lunga sequenza, ininterrotta, continua, che non concede spazio alla riflessione. è un feed instancabile per proporre la nuova foto, perchè quella prima già ce la siamo dimenticata, uguale e per questo indistinta, e quindi meglio street che reportage perchè quest’ultimo termine complica le cose, rivendicando il diritto fotografico sacrosanto a non ridurre tutto ad una barzelletta.

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