il fascino dell’esotico miete vittime: i fotografi

ho deciso di scrivere questo pezzo tenendo a mente fabio moscatelli e le sue storie a chilometro zero. Io a fabio l’ho intervista per rome central e l’intervista la trovate qui:

http://www.romecentral.com/fabio-moscatelli-intervista-al-fotografo/

ebbene, il suo approccio è lo spunto per una riflessione: perchè molti fotografi di reportage cercano sempre storie lontane da loro? cos’è che spinge molti fotografi documentaristici e fotoreporters ad andare in territori stranieri, magari proprio in quelli squassati da guerre e violenze di ogni tipo, per raccontare il mondo? perchè sentono il bisogno di raccontare il mondo attraverso paesi che non sono i loro e che conoscono certamente meno del proprio paese natale? il fotogiornalismo paga niente o molto poco. conosco colleghi che si autofinanziano, si pagano tutto dalle fotocamere a tutte le spese di viaggio per andare all’estero, magari in africa. se lo pagano coi soldi fatti come fotografi di matrimonio per poi farsi i loro progetti di reportage, per poi inviare il materiale al world press photo. e poi noi ci andiamo a vedere le foto del prestigioso premio per reportagisti, e troviamo ogni anno quasi sempre le stesse storie.

nonostante la sovrapproduzione di immagini ci ritroviamo nel solito intercalare fotografico: la storia dei drogati o di prostitute, il sangue sul selciato, i cadaveri di bimbi, volti affranti dal dolore, le tragedie del mare…non c’è personalità in molte delle proposte: si ripete invece uno schema, tanto per essere tranquilli, per giocarsela facile. e il già visto prende piede.

io guardo ancora al passato, al periodo d’ora della fotografia. tengo sempre in mente mario dondero e le sue immortali lezioni. di fotografo. di uomo. di personaggio scomodo.

per me il fine ultimo della fotografia è quello di raccontare una storia ma sempre a patto che ci sia una connessione a livello personale, una empatia che troppe volte nei lavori impersonali non riesco a trovare come osservatore di lavori di molti fotografi contemporanei: perchè io come fotografo prima e come editor dopo, provo sempre a cercare la connessione con quello che si fa, un approccio che hunter s. thompson ha definitio come gonzo-giornalismo. andare lontano non serve, e si possono trovare storie importanti e diverse stando nel tuo paese, nella tua città, nel tuo quartiere. oggi io applaudo alcuni amici che questo lavoro lo stanno facendo e perseguendo, attraverso dedizione, coraggio e personalità. voglio fare anche i loro nomi:

  • francesco faraci
  • domenico tangro
  • gaetano fisicaro
  • carmelo eramo
  • angelo cirrincione
  • claudio menna
  • enrico scuro

la fotografia di reportage ringrazia, perchè non c’è bisogno di andare all’estero per raccontare e raccontarsi. ecco, mi piacerebbe che iniziassimo a riflettere, a farci domande e autoanalizzarci. perchè il fascino dell’esotico è indiscutibile, ma anche il cortile dietro il nostro palazzo ha qualcosa da raccontare.

 

 

 

 

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