caro fotoreporter

caro fotoreporter, evita i sensazionalismi attraverso foto che spettacolarizzano il sangue.  si può fare denuncia e mostrare anche le brutalità del mondo senza per questo essere ossessionati dai corpi straziati. abbiamo senza dubbio bisogno di una fotografia che vada a fondo delle questioni e dei problemi della nostra società. è un bene cercare verità e denunciare incessantemente, anche colpire lo sguardo del fruitore dell’immagine, ma senza questo evidente e spasmodico soffermarti sul sangue.

l’ennesimo corpo brutalizzato dalla guerra è ormai diventato un cliché e per quanta rabbia sollevi sempre, non aggiunge nulla a quello che già sappiamo. sicuro che non ci sia niente altro da mostrare, anche in zone di guerra? c’è una esplicita rincorsa al corpo morto o morente che fastidia. il sensazionalismo purtroppo paga, ma c’è qualcosa di più importante da perseguire.

beninteso: non sto parlando di censura. far conoscere senza filtri, ci permette di rendere più colte e consapevoli le persone e, di fatto, migliorare la società. io parlo di una ostinata rincorsa alla spettacolarizzazione di corpi senza vita, di sangue che riempie le immagini. e ci sta. ci stanno all’interno di un  reportage, ma poi ce le ritroviamo anche presentate alle mostre di fotogiornalismo e ne costituiscono la parte preponderante. e magari i signori al tuo fianco commentano la foto parlando di regola dei terzi e di focale utilizzata. ecco, forse è proprio l’analisi tecnica di una foto piena di sangue, il pretendere di fare arte con la morte a scioccarmi.

caro fotogiornalista, hai uno strumento prezioso fra le tue mani. uno strumento che può diventare anche scomodo e che  può addirittura cambiare la percezione della nostra società. devi esserne conscio, usando al meglio il medium fotografico, non per fama o per qualche premio, ma per informare, sul serio, per svegliare coscienze, per mostrare quello che non si vede o semplicemente viene ignorato, evitando il più possibile i soliti temi, cercandone di nuovi, evitando il cliché, sicuramente vincente, in favore di qualcosa che sia tuo, che conosci davvero, senza scendere a compromessi, senza condizionamenti di sorta ed in maniera corretta, soggettiva, scomoda, evitando di essere velina del pensiero generale e generalista, sentendo dovere morale di diffondere la notizia, evitando di sfruttare il decoro e la rispettabilità di chiunque ti doni, consapevolmente o meno, la propria storia perchè farla conoscere al mondo sia qualcosa di etico, dignitoso, anche nelle situazioni più sfortunate. coltiva l’onestà, prima di tutto con e per te stesso, e con i fruitori delle tue immagini. non sfruttare mai le persone che fotografi, e evita di prenderti gioco di chi quelle fotografie le osserverà. non alterare la realtà facendo credere fatti che non sono in realtà mai avvenuti, a beneficio di una foto, per renderla più interessante, o con l’intento di trovare scorciatoie per la tua carriera. ricorda che quella del fotoreporter è una missione, riguarda te, ma anche e sopratutto gli altri.

caro fotoreporter, le difficoltà sono molte, soprattutto oggi, le agenzie e i media in genere chiedono sangue, dolore, ed esteticamente te lo chiedono cartonizzato, posterizzato, falsificato. fa parte di questo sporco gioco a cui però puoi ancora sottrarti. pensaci.

c’è un film che offre un’interessante riflessione sul ruolo dei media, visto dal punto di vista di uno che diventa uno strumento del sensazioalismo giornalistico. vi consiglio di vederlo:

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