i provini o contact sheets

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quando uscì il prezioso libro della magnum photos dedicato ai cosidetti contact sheets, per molti fu una rivelazione. i provini fotografici ci mostravano la genesi di alcune tra le fotografie che hanno fatto la storia della fotografia, da richard kalvar a henri cartier-bresson, da elliott erwitt a bruce gilden, e beh, finalmente qualcuno comprese che i maestri non erano una specie di semidei. perchè i provini, mostrando le tante foto, le varie angolazioni e momenti rivelavano appunto che di momenti decisivi ce n’erano, ma contavano su diverse foto degli stessi soggetti, e dunque il famoso momento decisivo era una scelta tra vari momenti catturati.

cosa sono i contact sheets o, per dirla all’italiana, i provini? un contact sheet è un procedimento di stampa basato sull’esposizione del negativo fotografico a diretto contatto con un singolo foglio di carta fotografica, avente le stesse dimensioni del negativo. quel che vediamo in un provino è una panoramica dell’intero reportage, ancora allo stato grezzo ma che permette al fotografo di avere una visione d’insieme del lavoro realizzato.

ebbene, cosa vuol dire dal punto di vista meramente fotografico? cosa ci rivelano i provini? il libro di magnum photos ( a cui è seguita una mostra omonima) è un prezioso documento per entrare nella testa del fotografo, e conoscendo la foto definitiva che si è scelta ci permette di comprendere un pò di più sul suo autore e le tecniche in fase di scatto, le scelte operate…ogni fotografo mostra dunque un diverso approccio e, se i contact sheets di winogrand ci mostrano un fotografo che fotografava molto allo stesso tempo ci fanno comprendere come lui fosse meno ossessionato di altri di fare tantissimi scatti dello stesso soggetto. e se elliott erwitt ci mostra foto anche bizzarre e non molto legate tra loro, beh, bresson appariva essere ossessionato dall’inquadratura perfetta e per farla non esitava a scattare tantissimo. possiamo anche capire che qualche gradino dalla scala per il paradiso lo scendono.

ci fanno riflettere su come certe idee sulla fotografia e sui maestri siano spesso non così fedeli alla realtà. mi chiedo, e vi chiedo, cosa farebbero oggi tutti questi fotografi in tempi di digitale? ok, erwitt è rimasto fedele alla pellicola, ma altri lo sarebbero, e soprattutto contando con il digitale cosa farebbero oggi?

questa è un’opportunità per discutere noi stessi come fotografi. io ammetto di non fotografare molto lo stesso soggetto, salvo alcune eccezzioni. se, infatti, mi appare comprensibilissimo nel caso dei ritratti, pensiamo al ritratto del che guevara da parte di renè burri, lo è un pò meno nel caso della pura fotografia di strada, eppure gli esempi non mancano, anzi…e dunque chi sbaglia? sbagliamo noi che fotografiamo un momento e pensiamo solo al successivo? io posso parlare di me…avete presente che io in messico non ho tempo per fermarmi a fotografare la stessa cosa per moltissimo tempo…io, ragazzi, impiego due ore per tornare a casa dal centro storico…io mi limito a fotografare quello che incontro. si, a volte, faccio più di una foto, ma non avviene così spesso.

beh, in ogni caso, mi pare che i provini che sono stati rivelati mettano tutto in una dimensione più normale e normalizzante su alcuni riconosiuti padri della fotografia. e che il momento decisivo, probabilmente, sia solo nella testa del fotografo e quindi si tratta di riconoscere un momento tra tanti altri momenti. e che questo non significa avvenire necessariamente nel momento di scatto.

 

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