come crescere davvero nell’era del social network

ogni tanto qualcuno si affaccia e me lo chiede: come posso portare la mia fotografia ad un livello superiore? di solito sono street photographers o aspiranti tali, e quasi tutti mi dicono che non sono soddisfatti con le immagini che producono sia dal punto di vista prettamente qualitativo dell’immagine che da quello più squisitamente contenutistico.

oggi, in tempi di facebook e del volere  tutto e subito pochi sono disposti a fare un percorso che presuppone tempo e assoluta dedicazione.

i problemi e le tentazioni indotte dalla vita social, portano molti ad avere una percezione sbagliata di loro stessi ma anche degli altri. molti si fanno influenzare dai likes ricevuti e questo è il primo errore: i likes non contano nulla. anzi, meno di nulla. leggo, e questo anche recentemente, di amici che consigliano che ‘già è ora che fai una personale’ e che le persone che ricevono questo consiglio, ben lungi dal negarsi e dire che ancora non sono i tempi giusti, affermano lusingati e montati che si, che ci stanno già pensando. questo da gente che mostra di non avere un  portfolio degno di questo nome, perchè ancora non hanno capito come si presenta un  portfolio, appare ai miei occhi terribile.

per dirvi, io pur avendo esibito il mio lavoro in varie mostre in gallerie (e perfino un teatro) in tutto il mondo conto finora solo su esposizioni collettive, e probabilmente la mia prima personale sarà l’anno prossimo a città del messico solo perchè me l’hanno proposta, mica perchè pagherò qualcuno, come in tanti, troppi fanno oggi.

c’è una totale disparità tra quello che si è e quello che si pensa di essere perchè gli amici su facebook te lo fanno credere. poi però quando presentano un loro lavoro ad un’agenzia, a pubblicazioni autorevoli o ad un photoeditor la verità viene quasi sempre a galla. e, dunque, il clamore suscitato dalle immagini presentate sul più famoso social network non genera il medesimo entusiasmo.

io lo vedo praticamente ogni giorno, perchè ogni giorno ricevo portfoli e proposte per le mie riviste. certi personaggi vengono immediatamente ridimensionati da loro stessi, nel momento in cui mi presentano i loro lavori. poi, ovviamente, ci sono tanti fotografi pieni di talento e il cui lavoro sono stato assolutamente contento di pubblicare sulla mia rivista.

una delle ragioni per le quali i photo editors sono temuti è proprio per la franchezza nel loro valutare le immagini e i progetti fotografici. credo sia una delle ragioni per le quali si preferisce presentarle ad un pubblico composto nella maggior parte dei casi da gente che ne sa quanto o meno dell’ ‘artista’ da social.

nel caso specifico della street photography c’è un’ondata infinita di foto inutili. scatti a casaccio per il solo fatto di fotografare in strada, ma abbiamo già detto che non tutto quello che si fotografa in strada è una street photography. oltre all’imbarazzo di vedere molte foto carenti sotto l’aspetto tecnico (composizione, esposizione) aggiustate, secondo loro, in post produzione, c’è l’analisi dei loro contatti su facebook, i commenti altisonanti, complimenti e adulazioni che fanno tanto bene all’ego, ma che nella realtà sono più dannosi che altro. in questo modo fotacce senza nè arte nè parte vengono fatte passare da gente senza esperienza per chissà che grande successo fotografico. se poi ci si mettono gruppi creati da bontemponi che non hanno neanche loro uno straccio di portfolio degno di questo nome che ti mettono nel banner del gruppo si va di male in peggio. l’ego monta peggio del gelato per turisti a firenze, quello adulterato con farina, e dopo chi li ferma più…chiaro che dopo 6 mesi questi pensano di fare una personale.

adesso non ho nulla contro tempi brevi in cui un talento possa esprimersi. quando ho conosciuto rinzi ruiz a los angeles nel 2011 lui mi confessò che aveva iniziato a fotografare da appena un anno. eh ma lì c’è del talento puro, e lui era già un fotografo immensamente talentoso, con una grande cultura fotografica ed un’attenzione quasi ossessiva per la luce.

mi è capitato spesso di parlare con fotografi che sanno tutto di fotocamere, ma poi fai loro il nome di un fotografo e cadono dalle nuvole. c’è una mancanza di cultura visuale spaventosa, e questo genera molti problemi in coloro che, appunto, mi chiedono come migliorare la propria fotografia. se non conosci i fotografi, le loro fotografie, chi ha fatto cosa, e quindi avere una consapevolezza fotografica, difficilmente riuscirai ad essere un buon footgrafo. perchè oltre al talento è richiesta una buona cultura. mi spiace, ma io non credo a coloro che dicono sia meglio ignorare gli altri fotografi. magari quelli che bazzicano facebook forse, ma conoscere i maestri e chi ha fatto la storia della fotografia è fondamentale. per questo io ritengo sia meglio comprare libri di arte che macchine fotografiche e lenti.

oggi ci si affida troppo alle valutazioni di chi non ne capisce nulla nei gruppi su facebook o dei  cosidetti contatti. mentre si ha paura di essere valutati da chi il fotografo lo fa di professione, e soprattutto da photoeditors con anni di esperienza alle spalle. e basandosi sulle esaltazioni da pollice in alto su facebook si arriva a pensareche la fotografia potrebbe anche diventare una carriera, perchè ‘si, che palle, non mi va di andare a lavoro, un  lavoro che in realtà odio, e preferirei fare il fotografo’ senza una reale conoscenza di quello che significa essere fotografo oggi.

sono convinto che coloro che hanno talento, dedizione e spirito di sacrificio insieme a tanta umiltà e spietatezza in privato con loro stessi, alla fine emergono, per tutti gli altri ci saranno le illusioni per aver fatto una mostra che loro stessi hanno pagato di tasca propria, credendosi in questo modo dei grandi artisti. artisti 2.0

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4 Comments

  1. Uno degli articoli più belli che abbia letto ultimamente! Che bello!
    A me personalmente, piace molto osservare anche i quadri dei grandi pittori, oltre che visionare attentamente il lavoro dei grandi fotografi. La strada è così tortuosa e lunga per riuscire a scattare decentemente, ogni volta mi rinnego e ogni volta ricomincio. 🙂

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    1. grazie, riccardo, per questo tuo commento, mi fa piacere che tu abbia apprezzato l’articolo. direi che il tuo approccio sia quello corretto: solo in questo modo possiamo crescere. è una questione di essere umili con noi stessi, per poter fare grandi cose. non sentirsi arrivati mai: rimettere tutto in discussione e studiare sempre.

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  2. Bellissimo articolo di cui condivido tutto.
    Io forse sono un caso patologico. Fotografo (da amatore) da tantissimi anni e ancora non mi sento pronto come vorrei per fare qualcosa di impegnativo e serio (tipo una mostra). Il materiale c’è ed è forse anche mediamente buono. Ma in questi anni sono stato anche io travolto dalle menzogne dei social che mi hanno fatto credere di essere l’unico fotografo imbecille su facebook.
    Poi, col tempo, ho capito i meccanismi e le funzioni che regolano, flickr o facebook o qualsiasi altro maledetto posto su internet e mi sono ripromesso di fregarmene ed andare avanti con i miei lavori senza lasciarmi condizionare.
    E’ stato difficile soprattutto digerire i “successi” in temini di “poplarità” di chi ritenevo un mediocre fotografo, ma mi sono abituato anche a questo.
    Ora, come per magia, come se qualcuno si fosse accorto che dei “likes” non me ne frega niente, stanno arrivando lentamente ma con costanza le vere soddisfazioni, proposte per lavori, mostre collettive ed anche personali, pubblicazioni…
    Boh! Con la mia solita insicurezza sto finalmente affrontando il mondo vero.

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    1. la tua insicurezza è la carta vincente, elio. ci conosciamo, credo, fotograficamente, da vari anni e ti apprezzo per il tuo lavoro ma anche per la tua sincerità. posso solo essere contento se stai raccogliendo i frutti di quanto seminato. e so che la semina è di quella buona, di quella che dura e non volatile come molti casi che vediamo ogni giorno.

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