il senso della misura

è quello che dovrebbe muovere ogni essere umano. eppure non avviene spesso. e il mondo della fotografia non fa eccezioni. capirai, con certi ego…e va bene, ci sta anche. l’artista in genere è uno che va di voli pindarici. ma non è questo il punto.

qualcosa che non va c’è, se leggo di fotografi che per il semplice fatto di fare qualche foto per strada, pensano di lasciare il proprio lavoro, uno di quelli che ti offre molte più garanzie di una carriera, quella fotografica, sempre piena di interrogativi e di lotte per arrivare a fine mese. questo è dovuto certamente alla frustrazione di molti, certamente non contenti con il proprio lavoro, e che mitizzando e idealizzando quello che si pensa sia il quotidiano di un fotografo, credono di poter trasformare un hobby in una professione. anche perchè, di fronte a tutti quei likes su facebook, c’è da montarsi la testa, no?

leggo, proprio su facebook, di gente che dopo aver preso un workshop di street photography 6 mesi prima (non scherzo proprio 6 mesi) e adesso li propone lui i workshops di street photography. e senza avere un portfolio degno di questo nome. ditemi voi se questo non è perdere il senso della misura.

oggi ti metti in un collettivo perchè almeno puoi proporre un workshop. il collettivo, non importa in realtà quanto merdoso sia, ti da autorevolezza. e tu dai un workshop, che in realtà non è un workshop, ma una passeggiata fotografica in cui ovviamente dai quel che puoi dare: il più delle volte il nulla! mi fanno morire questi propositori di corsi che li organizzano solo per alzare qualche soldo, ma che in realtà non sanno nulla di insegnamento e dell’educare (trasmettere qualcosa) perchè ovviamente non hanno alcuna esperienza pregressa nello specifico, e che stanno vendendo il nulla. eh, si perchè far credere che un workshop inizi e finisca con una o due giornate di workshop è quanto di più vicino ad una truffa possa esistere. non prendiamoci (prendiamoli) in giro i nostri allievi: in due giornate, per quanto intense, puoi solo offrire delle basi che però poi vanno alimentate, e gli allievi debbono continuare ad essere seguiti. attraverso un costante tutoraggio, quello che io chiamo programma mentoring che prevede feedbacks costanti e una presenza assicurata a chi ha preso il workshop.

ma di tutti questi bontemponi dal workshop facile, quanti credete che abbiano voglia di impegnarsi così tanto con una persona? a loro interessano in realtà solo i vostri soldi, non di certo che voi possiate diventare dei bravi fotografi.

ho saputo di gente che dopo aver pagato belle cifre al momento della lettura di portfolio si è visto liquidare con un “questa foto mi piace” senza peraltro motivare tale frase con un pensiero più articolato. del resto si è alla fine del workshop, nel caldo di una sala, e i soldi son già stati presi, nevvero?

ecco, a me questa mentalità da parte di alcuni, da cui mi guardo bene dal definire colleghi, mi fa incazzare. perchè fondamentalmente, attraverso il loro comportamento, danno ragione ai detrattori dei workshops di fotografia, in particolare di quelli di fotogiornalismo e street photography. svilendo, di fatto, l’idea che si ha di questo tipo di esperienze.

siccome questo blog è mio, ebbene fatemi dire cosa è per me un workshop: tra le mie diverse anime professionali avute nella vita, c’è stata quella di insegnante, di informatica prima, di lingua dopo. so che cosa sia insegnare. e presumo di farlo bene. con dedizione. con passione. con voglia di trasmettere qualcosa a chi ho di fronte. questo approccio, naturalmente, lo applico anche come docente di fotografia che conta anche con esperienze fatte nelle università.

essendo anche scrittore, e avendo scritto qualche guida sulla fotografia di strada (ma anche una sulla fotografia erotica) il primo step è quello di dare ai miei allievi dei testi attraverso i quali iniziare il nostro percorso didattico assieme. c’è poi la parte pratica, in strada, con me: una giornata intera di sbattimento a fare foto. pensate sia finita? certo, siete abituati male. siamo invece solo all’inizio per me. successivamente c’è una lettura professionale di portfolio e l’avvio del programma mentoring in cui ogni mio allievo potrà contare sempre, o fino a che si sente pronto, dietro anche le mie critiche. ecco, credo che oggi siano ben pochi a garantire questo. non solo perchè non lo vogliono fare, ma perchè proprio non lo possono fare.

tornando al senso della misura: magari qualcuno troverà questo articolo presuntuoso, e lo è, sono io il primo a confermarlo. è la presunzione di chi sa che sta facendo qualcosa di qualità, e che ci tiene a evidenziare le differenze con tanti che propongono oggi workshops.

e adesso vi aspetto, ai miei workshops a roma e a firenze, per fare qualcosa di importante assieme. un vero workshop.

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