L’importanza della storia: un’intervista con il collettivo Mignon

i miei lettori sanno che questo blog usa per scelta editoriale solo lettere minuscole. per questa intervista, pubblicata in lingua inglese nel mio blog sul sito ufficiale, facciamo un’eccezione. ringrazio giampaolo romagnosi e tutti i componenti del collettivo di padova per questa intervista ricca di spunti per una riflessione sulla fotografia di strada.

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Fatima Abbadi

Alex: Mignon nacque nel 1995, un periodo in cui in molti parlavamo di reportage piuttosto che di Street Photography. Sembra un periodo relativamente recente, ma in realtà di anni ne sono passati quasi 22, e di cose ne sono accadute nell’era social…

Rogi: Si Alex sono passati molti anni da quando ho avuto l’idea di formare un “piccolo” gruppo che si dedicasse alla “Street Photography”. Non mi interessava la fotografia così detta professionale e non mi riconoscevo nemmeno in quella dei fotoclub con cui mi ero confrontato e impegnato parecchio. Ho capito quale strada prendere appassionandomi alla storia della fotografia; all’epoca nessuno, ma proprio nessuno in Italia, parlava di Street Photography. Era un territorio assolutamente libero e chi lo praticava lo faceva soltanto per propria soddisfazione personale lontano da imposizioni, regole, concorsi e mode varie. Oggi è cambiato tutto ma preferisco guardare ai lati positivi di tutto ciò; ce ne sono parecchi.

Alex: In Italia contiamo tra le venti e le trenta collettive dedicate alla Street Photography. Come vi relazionate voi con questa esplosione di certa fotografia documentaristica? Credete sia un fattore positivo o sono più gli aspetti negativi a caratterizzare questi anni? E una domanda, soprattutto, che vorrei farvi è: abbiamo davvero bisogno di tutti questi gruppi collettivi?

Rogi: Oggi grazie alla rete si possono ottenere tutte le informazioni di cui possiamo aver bisogno e i collettivi nascono proprio come conseguenza alla facilità con cui puoi entrare in relazione con altre persone che hanno le tue stesse passioni, aspirazioni, bisogni. Non capisco cosa intendi per “certa fotografia documentaria”, vedo che i collettivi più seri nel tempo evolvono e cominciano a produrre cose interessanti e si formano al loro interno fotografi di spessore che godono molto dello scambio e condivisione di esperienze. E’ positivo tutto questo, anche se ne nascono ogni giorno di nuovi alla fine resteranno i migliori, quelli che hanno qualcosa da dire. Due anni fa abbiamo fatto una mostra dal titolo “This is street photography” proprio per denunciare la nostra posizione rispetto ad evidenti derive del genere, ma è solo la nostra opinione.

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Davide Scapin

 
Alex: Sempre con riferimento a voi rispetto ai nuovi collettivi, ravvedo in Mignon una classicità di forma e stili che è memore del nostro DNA, della grande tradizione della fotografia di reportage Italiana, con la pesante presenza estetica del Neorealismo e con i maestri, cito i primi che mi vengono alla mente, Gianni Berengo Gardin, Ferdinando Scianna, Mario De Biasi, Piergiorgio Branzi, Mario Giacomelli, ma anche i meno conosciuti Pepi Merisio, Carlo Bavagnoli, Mario Cattaneo, e dunque vi chiedo: come si rapporta Mignon di fronte a questi nuovi collettivi che molto spesso imitano modelli esteri, certamente lontani da noi e dalla nostra fotografia?

Rogi: Mignon è sostanzialmente diversa dagli altri collettivi per alcune caratteristiche fondanti; noi non siamo un gruppo web, ci incontriamo personalmente molto spesso e non ci siamo mai fermati nel portare avanti insieme sia progetti collettivi che personali. Diamo grande importanza alla stampa delle fotografie e cerchiamo in tutti i modi di stampare libri dei nostri progetti.
Noi non partecipiamo a concorsi e fino a poco tempo fa non ci siamo nemmeno relazionati granché con il web; questo non per snobismo ma per i tanti impegni che abbiamo sempre avuto: mostre, libri, serate, corsi e dal 2006 un fortunato workshop di Street Photography che continuiamo a ripetere in diverse città d’Italia.
Quasi tutti i collettivi moderni sono in realtà delle vetrine per singoli fotografi che non lavorano come gruppo per cui se non si innescano quelle logiche di scambio/scontro/crescita non servono a nulla e non hanno destino come collettivo.
Due anni fa abbiamo condotto una ricerca su internet per individuare degli autori di Street che abbiamo voluto poi coinvolgere nel nostro progetto/mostra/Libro “Crossroads”: l’obiettivo è stato quello di proporre la Street Photography come “linguaggio” e non come un semplice insieme di autori. Come da sempre fa il gruppo Mignon, la sequenza parte dal contenuto e dalla qualità delle singole immagini in un percorso visivo avvincente e non divise per autori. Uno di questi fotografi è Umberto Verdoliva che a nostro avviso rappresenta un esempio positivo della Street Photography di oggi e che ci ha coinvolto successivamente in un suo progetto espositivo – 100 Attimi – che presentava il lavoro di quattro collettivi italiani (Mignon, Spontanea, Inquadra e Eyegobananas). Ci sono all’interno di questi collettivi autori che apprezzo molto e altri per niente ma in ogni caso mi piace la loro passione, la loro voglia di mettersi in gioco e questo è quello che conta, poi se effettivamente seguono delle mode o imitano questo o quel fotografo, mi auguro se ne accorgano al più presto e trovino una loro strada.
 
In merito al tuo discorso sui fotografi Italiani classici le cose non stanno così: Mignon nasce guardando ad autori come Robert Frank, Garry Winogrand e a tantissimi fotografi Magnum (non a caso il nostro nome…….), siamo tuttavia consapevoli di una sensibilità, diciamo Italiana, che rende la nostra fotografia più attenta all’uomo e che a molti ricorda il neorealismo, ma è l’approccio a determinarne la differenza. Per noi la Street Photography è un modo di essere e vivere la fotografia, non un genere. Se guardi al lavoro di Umicini cominciato negli anni 50′ noti subito la differenza di approccio fra lui e tutti gli autori che hai citato ed entri appunto nella sfera della street photography.

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Ferdinando Fasolo

Alex: Io ho avuto modo di parlarne anche alle università: credo che il ruolo della Street Photography sia molto importante per comprendere l’evoluzione della nostra società e ne ho sottolineato a più riprese il suo valore come documento antropologico. A differenza del fotogiornalismo, sia quello delle breaking news che quello che definiamo social documentary con progetti di ampio respiro, con la Street Photography, comunque appartenente alla fotografia documentaristica,  ci si concentra a raccontare la straordinarietà del quotidiano, rivalutando e rivelando molto dell’umanità attraverso i piccoli gesti, le espressioni, le posture. Questo sempre a patto che non ci fermi all’impatto visuale ed estetico a mio avviso, ma offrendo sempre un contenuto, che possibilmente vada oltre l’effetto barzelletta che a volte ci capita vedere.  Cosa ne pensate?

Rogi: Questo argomento è piuttosto rischioso se rimaniamo nel generico.
E’ più corretto far vedere delle fotografie che dimostrino quello che dici e sperare che siano di ispirazione per altri fotografi ma non si può pretendere che tutti siano in grado di farlo.
E’ come dire che la pittura è Arte ma sappiamo benissimo che sono solo pochi artisti a renderla tale.
Il contenuto poi qual’è? solo i fotografi veramente consapevoli conoscono il contenuto delle loro foto e pochi riescono a proporle in un contesto adatto. Un fotografo di strada è davvero bravo se riesce ad imporre le sue foto oggi pur sapendo che acquisteranno un valore nettamente superiore, e diverso, con il passare del tempo.
Secondo me bisogna studiare cosa hanno fatto i grandi e sperare in un uso positivo e creativo del mezzo.

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Giovanni Garbo

Alex: Con  voi, e per molto tempo, c’è stato il grande Giovanni Umicini. Posso chiedervi perché lui non è più con voi?

Rogi: Umicini è stato una parte fondamentale della nostra storia, come lo è stato Walter Rosenblum. Dopo la sua fortunatissima mostra e libro del 2001 “Street Photography” Giovanni è stato sempre più preso dai suoi progetti personali che lo impegnavano spesso fuori Padova. Di conseguenza i nostri incontri si sono fatti sempre più radi fino al 2012 quando con l’organizzazione della mostra “Questioni Personali” Mignon ha voluto darsi un nuovo modus operandi dedicando il proprio lavoro a quei soci che partecipassero fattivamente a tutte le attività del gruppo. In quella occasione finì l’esperienza con altri importanti fotografi del Mignon.

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Giampaolo Romagnosi

Alex: Mignon è fotografia in bianco e nero. E oggi sappiamo come questa scelta sia molte volte vista come qualcosa di poco attuale: pensiamo solo ai festival e awards di Street Photography che privilegiano un’estetica ed approccio hardcore, con chiari riferimenti al lavoro di Alex Webb e Martin Parr. Io la definisco fotografia fashionista, che molte volte è fine a sé stessa: sia chiaro il mio riferimento non è a Webb né a Parr ma ai loro imitatori. Sono foto che puntano tutto sulla spettacolarità, sull’effetto wow, ma quanto durano? I miei riferimenti tanto come fotografo che come editor mal si conciliano con quest’ andazzo, soprattutto se penso a Mario Dondero, Mauro D’Agati, insomma a fotografi che sapevano/sanno guardare in faccia le persone, i protagonisti delle proprie foto perché li capiscono e li amano.

Rogi: Mignon è sinonimo di fotografia analogica in bianco e nero e lo è ancora per quasi tutti noi, ma non solo, da diverso tempo fa parte del gruppo Leonio Berto che fa delle straordinarie fotografie di strada a colori, mentre Davide Scapin pur aderendo perfettamente ai nostri canoni riprende e stampa in digitale. Da qualche tempo inoltre ci occupiamo di progetti di documentazione di luoghi, persone e di rephotography usando anche il digitale a colori.
In effetti spesso veniamo visti come datati, poco attuali, old fashioned, in realtà noi continuiamo a fare ciò che ci piace nel modo in cui abbiamo imparato a farlo e siamo pronti ai cambiamenti solo se ne intravvediamo un valore aggiunto, che raramente vediamo. Nel frattempo cambiano mode, stilemi e personaggi mentre noi continuiamo per la nostra strada consapevoli che non è l’originalità a tutti i costi a rendere interessante una foto ma i contenuti.
Un esercizio che chiedo di fare ai miei corsisti per capire proprio queste situazioni è quello di procurarsi il maggior numero possibile di storie della fotografia di epoche diverse e di studiare attentamente quello che di solito è l’ultimo capitolo sulla fotografia contemporanea. Quasi tutti gli autori citati spariscono letteralmente dalla scena e quei pochi che rimangono hanno spesso alcune caratteristiche comuni: a voi scoprirle.

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Leonio Berto

Alex: “20 Mignon”. Vent’anni di fotografia’ è la più recente pubblicazione della vostra associazione. Ce ne volete parlare?

Rogi: E’ stata una delle esperienze più belle della nostra storia. Abbiamo lavorato per tre anni a questo progetto mentre ne portavamo avanti sempre altri parallelamente. Davide Scapin ha analizzato tutto il nostro archivio e preparato un testo coinvolgendo tutti i fotografi che hanno avuto a che fare con mignon (più di 20). Il libro in grande formato con più di 300 fotografie stampato egregiamente da EBS è sicuramente il nostro più bel prodotto di sempre anche perché li contiene un po’ tutti. Sul nostro sito, recentemente rinnovato, puoi trovare degli estratti da ogni uno dei 27 libri prodotti da mignon.
Il centro Candiani di Mestre-Venezia, uno spazio espositivo eccellente, è stata la sede per la nostra mostra più importante, accompagnata in contemporanea da “Crossaroads” proprio perché non volevamo che fosse un evento nostalgico ma un messaggio chiaro per il nostro futuro.

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Mauro Minotto

Alex: Dove sta andando oggi la fotografia? E cosa dobbiamo aspettarci per il futuro da Mignon?

Rogi: La fotografia ha bisogno di tempo per essere letta e la gente non dedica più il tempo necessario a questo aspetto fondamentale del proprio linguaggio per cui colpiscono e si fanno strada le immagini ad effetto o frutto di qualche moda, il nostro ruolo è anche quello di mantenere vivo un approccio serio alla fotografia e di coinvolgere il più possibile gli altri. Credo che il mondo dell’immagine stia per virare verso scenari poco edificanti e mi riferisco al fatto che tutti producono immagini senza dare loro un vero scopo e questo porterà inevitabilmente ad una forma di ignoranza da eccesso. I fotografi hanno perciò quel ruolo importante di diffondere esempi di un uso della fotografia come linguaggio in cui credere e, secondo noi, per una società migliore. Le pistole anche se poi vengono usate per sparare ad una bottiglia rimangono strumenti creati per uccidere, le macchine fotografiche se usate da persone oneste sono inevitabilmente strumenti di pace, ma ci sono persone disoneste che le usano senza rispetto per il prossimo o per propri esclusivi interessi. Un danno ancora peggiore lo fanno quei critici e curatori che per proprio tornaconto mettono in discussione qualsiasi cosa solo per dimostrare la loro intelligenza incuranti di quanto importante sia stata, per quello che ha già dato ma anche per quello che ancora potrebbe dare, la storia della fotografia.
Negli ultimi 3 anni abbiamo prodotto 11 libri, altrettante e più mostre e diverse altre attività. La squadra di Mignon attuale: Fatima Abbadi, Leonio Berto, Giovanni Garbo, Ferdinando Fasolo, Mauro Minotto, Giampaolo Romagnosi e Davide Scapin, lavora incessantemente a nuovi progetti. Lo facciamo con tantissimo impegno ma anche divertendoci molto; mi auguro possa durare ancora a lungo.

nell’edizione in lingua inglese trovate foto diverse da quelle inserite qui, dateci un’occhiata cliccando qui

per il sito ufficiale di mignon cliccate qui

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