chi ha paura della parola?

se siete lettori di questo blog, lo avrete già capito: a noi sta a cuore la fotografia, ma anche il pensiero sulla fotografia. questo blog, più che fotografie, propone argomenti e dibattiti sulla fotografia.

quante volte abbiamo letto la frase fatta: ‘bisognerebbe scrivere meno di fotografia e fare più foto‘? ovviamente, io non sono d’accordo. e come potrei, dal momento che mi considero uno scrittore fotografo o, se volete, un fotografo scrittore e che per me non c’è una delle due attività che è più importante dell’altra?

mi perdonino, coloro che pensano che un fotografo debba esprimersi sempre e comunque solo attraverso le proprie immagini. io diffido di coloro che pensano questo. perchè un fotografo, non importa se fotografo giornalista o fotografo artista, o entrambi, dovrebbe essere prima di tutto una persona dotata di un certo ‘lignaggio culturale‘ e non qualcuno che ancora mi scrive l’articolo indeterminativo apostrofandolo davanti ad un sostantivo maschile. ma il mio discorso va ben oltre gli errori di ortografia e grammatica, che oggi trovano il ridicolo alibi della fretta e perfino del correttore automatico, in tempi di social.

il paradosso della fotografia con parole è meno paradossale di quel che pensiamo. e non mi riferisco tanto al dare un titolo ad un’immagine. ve lo dice uno che si limita ad inserire luogo e data di scatto alle sue fotografie di strada. e che, ove costretto, penso a mostre, certe pubblicazioni, vendita stampe e qualche concorso in cui il titolo è forzatamente richiesto, ne faccio, mio malgrado, uso senza starci a pensare su troppo. e , non mi riferisco, neanche alle didascalie che dovrebbero, comunque, far parte della metodologia del foto-giornalista, eppur vissuta come un fastidioso orpello da inserire, comunque sempre sopportata, difficilmente amata, da parte di chi la foto l’ha realizzata.

quello che mi sta a cuore, con questo articolo, è piuttosto parlare dell’importanza della parola per un fotografo, intendendola come presenza e viva testimone di sostanza, di spalle larghe del proponente una fotografia, un corpo di lavoro fotografico, sia esso un reportage, un libro e qualsiasi lavoro che presuppone una intenzione, e dunque, un’idea a monte, frutto di un retaggio, quindi di un filtro che è la sua visione, risultato sempre e comunque di una metabolizzazione precedente.

una fotografia è sempre e comunque, si, anche una foto apparentemente non pensata, una testimonianza e un documento della volontà del fotografo di creare qualcosa, un’espressione della sua voglia di comunicare, del  gusto estetico ed abilità creativa. e dunque, non possiamo pensare sia priva di pensiero, non importa se istintivo e immediato, o ben meditato e progettato.

oggi viviamo in un’epoca in cui tutti fotografano e siamo sottoposti alla visione di immagini, senza soluzione di continuità. tutti si sentono fotografi, soprattutto in virtù di qualche like su facebook, ma se provi a chiedere il perchè di quella foto, o che cosa l’autore voleva esprimere attraverso di essa, ebbene la maggior parte degli autori si chiude a riccio, o magari ti risponde male, pensando che tu che hai posto la domanda sia solo uno che cerca rogna. non uno che prova ad indagare il perchè di una certa fotografia.

così viviamo in un’era di photographers, perchè il ph è importante, ma di solito più che neutro è acido, perchè si incazza di fronte a chiunque prova a scrivere e parlare di fotografia, perchè bisogna andare a far foto più che parlarne, ci dicono. ora: io di foto ne faccio, tutti i giorni. ma questo non significa che non mi piaccia discutere di fotografia e non la considero una perdita di tempo, anzi. credo proprio che il parlare di fotografia e aprire discussioni (possibilmente evitando quelle sulle fotocamere che non servono a nulla anche se hanno sempre più successo di quelle su estetica, approccio e storia della fotografia) ci aiuti a salvarci da un’ondata initerrotta di foto mediocri, prive di sostanza, senza una vera idea di quel che si sta facendo.

io estendo il discorso non solo alla fotografia, ma a tutte le arti: ho sempre prediletto coloro che mostrano un certo livello culturale. pensate ai musicisti, agli attori…ci sono capre? ovvio. ma questo non deve portare ad una deriva in favore di coloro che privi di conoscenza vengono premiati da una società sempre più farlocca.

tornando alla fotografia, ho letto anche di fotografi che si fanno vanto di non conoscere o conoscere poco la storia della fotografia e i maestri che hanno contribuito a renderla quella che è come oggi la conosciamo. mi piacerebbe domandare a questi illuminati come pensano di fare fotografia, come pensano che una loro foto sia così rilevante e rivoluzionaria, se ignorano il fatto che magari quella foto l’hanno già fatta, e meglio, negli anni 30?

io sono convinto che la storia di un fotografo sia fatta, essenzialmente, dalle sue immagini, però credo che colui che riesca a esprimere anche a parole il senso estetico e contenutistico della sua ricerca, abbia certamente quella marcia in più, che me lo fa riconoscere come autore da seguire e studiare.

per arrivare alla domanda del titolo di questo articolo…chi ha paura della parola? nel caso del mondo della fotografia di oggi, la parola è temuta da chi facendo foto casuali, punta a mostrarle e vedere l’effetto che suscitano. la temono coloro che, incapaci, di esprimersi e dialogare sulla fotografia, rispondono su internet che si parla fin troppo di fotografia e che se ne fa poca: una frase fatta, abbiamo detto, che non mi convince, che per me descrive solo un’immensa pochezza di argomenti da parte di chi la pronuncia.

immaginate poi, per me, che ho sempre considerato letteratura e fotografia viaggiare sempre sullo stesso binario e che uso la fotografia per raccontare… in questo mi ritrovo completamente d’accordo con ferdinando scianna, quando afferma che ‘un’immagine contiene letteratura‘ e quindi il fotografo, come uno scrittore, dovrebbe avere il senso di quel che produce.

è però, oggi, quasi considerato anacronistico provare a disquisire e analizzare la fotografia. prendete un blog come questo. e l’ articolo che state leggendo è considerato lunghissimo dagli strateghi SEO, che suggeriscono testi brevi e possibilmente con contenuti visuali. qui, invece, trovate testi che parlano di fotografia e spesso, anche se non sempre, privi di fotografie. molto probabile che per molti risulteremo noiosi, eppure mi piace pensare che ci siano ancora veri lettori, capaci di poter riconoscere un articolo in mezzo ad un oceano di posts. vi ho già detto che questo è un blog ambizioso, no?

ne approfitto in chiusa, per farvi gli auguri per un nuovo anno ricco di soddisfazioni e prosperità per voi e i vostri cari. grazie a tutti per essere qui, a leggere di fotografia.

 

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