fotografia e scrittura

eccomi qui, di nuovo a monologare (ma spero possa divenire un dibattito), a proposito di fotografia e scrittura. viviamo un periodo di analfabetismo funzionale, in cui la parola è vista come un orpello, quando non addirittura un tedioso vezzo, un elemento da evitare.

con riferimento a quello che ci sta più a cuore, poi, gli assertori della fotografia che dovrebbe raccontare da sola, sono diventati dei talebani di questa non-cultura: in tempi immemori delle riviste di reportage e di cultura sociale degli anni ’50 e ’60, si ricorre all’hashtag e si scansa la fatica della didascalia. soprattutto si vuole rimuovere ogni disturbo di dover pensare ad un testo a corredo. soprattutto perchè devi essere abile a farlo. e anche perchè la fotografia dovrebbe avere un significato. oggi, in questi tempi infami, la fotografia insignificante ha guadagnato terreno. e una selfie di una barbie del momento riceve più attenzione di una qualsiasi fotografia della memoria o con un afflato artistico. nel mio articolo chi ha paura della parola pubblicato su questo blog, ho avuto già modo di disquisire su questa condizione in cui hanno relegato oggi la scrittura. ed è triste che proprio coloro da cui ci si aspetterebbe un atteggiamento diverso e a favore della comunicazione, sembrano voler evitare ogni approdo di questo tipo.

oggi un blog come questo è assolutamente anacronistico, ad esempio. e lo è anche uno come quello proposto da maledetti fotografi, perchè relega il visuale in un secondo piano, “costringendo” a farsi leggere. ecco, oggi sono tempi bastardi per scrivere, semplicemente per il fatto che sono tempi infami per leggere. assisistiamo ad un rincorrersi di links e foto, notizie e bufale, opinioni e provocazioni, senza soluzione di continuità. ma quanta memoria teniamo di tutto questo?

osservate qui:

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oggi applaudo la repubblica. con questo servizio giornalistico di roberto toscano e con immagini di paolo pellegrini, in una corretta e bilanciata gestione tra parole e immagini si ridà dignità al fotogiornalismo. ecco, ci piacerebbe vedere più esempi di questo tipo negli anni a venire. non credo sia chiedere troppo. e sono certo che molti siano in grado di apprezzare un lavoro di questo tipo. anche in questi tempi infami.

l’esempio presenta però un servizio a due, diviso equamente tra il giornalista e il fotografo. cosa del ricoprire entrambi i ruoli? cosa del ruolo del foto- giornalista oggi, quando sono gli stessi fotografi che snobbano l’importanza dello scrivere?

in questo sono parte assolutamente interessata, perché io sono uno scrittore e un fotografo,  e proprio non voglio scegliere un ruolo piuttosto di un altro. il fatto che io sia intimamente familiare con la scrittura e la fotografia, mi fa vedere la questione da una prospettiva diversa, ovviamente. so quanto noioso possa essere provare a coniugare questi due mondi. è un lavoro che implica molta frustrazione e anche nervosismo.

la mia scrittura e la mia fotografia si coniugano attraverso un  compromesso, in cui spesso mi ritrovo a dover fare concessioni a l’una o l’altra, per poter arrivare ad un lavoro coordinato. in quella fase mi trovo a combattere con le limitazioni che i due mezzi diversi, impongono. è sempre una rincorsa a come poter esprimere attraverso le parole e le immagini in una forma intelligente,  elegante, non banale e possibilmente non già vista.

la fotografia e la scrittura sono due cose diverse, eppure conciliabili.
dobbiamo essere consapevoli del fatto che attraverso la fotografia posso presentare e dire certe cose, mentre con la scrittura posso dirne altre, ma al tempo stesso posso renderle perfettamente compatibili. quindi, pur riconoscendone le differenze, non dobbiamo cadere nell’errore che fanno alcuni fotografi (e forse alcuni scrittori) di negare un possibile connubbio tra i due mondi.

la parola non dovrebbe essere vista con sospetto dal fotografo: una parola non sottrae, ma può aggiungere, e può offrire delle informazioni che sarebbero impossibili da presentare attraverso la sola immagine.

fotografia e scrittura sono due mondi vicini che insieme possono dare ancora più forza alla nostra voglia di raccontare il mondo, la vita, la società che viviamo. non dobbiamo temere questa unione, dovremmo anzi fomentarla, e noi siamo qui per questo.

 

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4 Comments

  1. Sono da sempre affascinato dal connubio tra fotografia e scrittura. Non sono ne uno scrittore ne un fotografo, di professione intendo, tuttavia cerco di fare le due cose nel miglior modo possibile. E’ un peccato che questo alternarsi e accompagnarsi tra scrittura e fotografia sia visto così spesso come una contraddizione. Infondo per me sono la stessa identica cosa, fondamentalmente è la scelta del linguaggio a cambiare. Non dimentichiamoci che fotografia significa letteralmente scrivere con la luce. Quindi dove sono realmente tutte queste differenze? Perché non possono coesistere le due dialettiche. E certamente leggere una storia ben scritta è piacevole così come lo è leggere una storia ben scritta per immagini. Pensa che bellezza leggere una storia ben scritta e corredata dalle immagini. O leggere una storia fatta di immagini corredate da testo scritto bene. Non c’è nulla di più bello e di più “forte”. Ma non sono un fondamentalista e penso che a volte anche le immagini senza testo, senza nemmeno una didascalia abbiano il loro senso di esistere. In quel caso le immagini non raccontano storie, probabilmente si limitano a suggerirle, a farle nascere nella testa di chi le osserva. A volte le fotografie sollecitano delle domande che chi vede l’immagine si pone naturalmente e viene spinto a cercare delle risposte, che siano poi dentro o fuori di se poco importa. Personalmente, nella mia ricerca fotografica continuerò a cercare l’armonia tra la fotografia e lo scritto, perchè più passa il tempo e più sento che questa è la strada che voglio seguire. Senza rendermene conto ho scoperto che i fotografi che mi attirano, quelli che in qualche modo mi ispirano, sono anche scrittori e il fotogiornalismo è il genere fotografico a cui più mi avvicino.

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    1. ciao, andrea. credo, come ho scritto, che differenze ci siano, ma sono proprio tali differenze a rendere, a volte, indispensabili le une per le altre. nel caso di certa fotografia, la cosidetta street photography, sappiamo come i titoli e certe spiegazioni siano più deleterie che altro, come tu spieghi bene nel tuo commento. io affermo l’importanza della parola non tanto per spiegare le immagini, quanto per offrire un supporto alla fotografia intesa come documento. inoltre, proprio attraverso questo blog, sto promuovendo l’importanza del parlare di fotografia, offrendo spunti di riflessione, magari con un approccio filosofico alla materia trattata. credo che oggi più che mai ce ne sia bisogno: siamo invasi di fotografie, si fanno fotografie, non importa quanto artistiche siano, e si condivide. ma a mancare è spesso una cultura visuale, e questo proprio perchè la lettura e la scrittura sono messe da parte, o si pubblicano contenuti superficiali e di poca sostanza. io vorrei invitare chiunque a fare una prova con le proprie foto: se la fotografia non suggerisce alcuno spunto di dibattito, non crea un momento di riflessione che permetta anche, volendo, di scrivere su quella foto, e ovviamente, non mi riferisco a noiosi e sterili dibattiti tecnici e di composizione, ma di contenuto, allora, forse, quella foto, non ha molta ragione di esistere.

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      1. Questo si che sarebbe un bell’esercizio. Sarebbe da proporre a chiunque pubblichi o voglia pubblicare una fotografia in qualsiasi forma e su qualsiasi media. Grazie per lo spunto.

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