wpp annuncia i vincitori

i vincitori li potete trovare qui:

https://www.worldpressphoto.org/collection/photo/2017

pensieri? ad un primo sguardo mi sembra che non ci sia stato quest’anno un appiattimento sul sangue e scene truculente, e questo, considerando anche i fatti terribili di quest’anno, è un primo fatto. e dico questo nonostante proprio la foto vincitrice presenti invece un omicidio. ma del resto su queste pagine già lo avevamo scritto, come potete leggere cliccando qui.

piaccia o no, quel servizio fotografico è stato quello dell’anno non solo per il world press photo, ma più in generale per tutto il fotogiornalismo, per impatto mediatico e, se volete, anche per il sensazionalismo…

in linea generale non credo si possa affermare che siano stati premiati solo eventi tragici: forse chi lo afferma non ha visto neanche le immagini vincenti, e si rifugia in un luogo comune.

dal punto di vista personale sono contento che quest’anno abbia potuto partecipare con tre proposte. come sapete la mia specializzazione è il daily life ed io ho partecipato con questi tre lavori, che finalmente posso condividere:

nuestra señora

xoxocotlan santa cruz, oaxaca

mentre, come storia singola, avevo scelto e proposto questa immagine:

alex02571

adesso partirà il florilegio di articoli, ma soprattutto sbrigativi posts, sulle scelte operate dalla giuria quest’anno. ho già letto qualcuno che paragona il world press photo a sanremo: ci sta. io mi tiro fuori dalle polemiche in cui proprio non voglio cadere. voglio fare i complimenti invece a tutti i vincitori, ma anche a chi come me, resterà fuori dai clamori, continuando a fare il proprio lavoro di fotogiornalista, documentando la vita e il mondo, per voglia e impegno di farlo, indipendentemente dall’idea di vincere un  premio.

 

***EDIT***

ho scritto un pensiero a riguardo su facebook, ma siccome l’account é privato e credo valga la pena condividerlo con chi mi legge qui, ecco che lo aggiungo:

Ho partecipato quest’anno al world press photo. Ci ho partecipato con due reportages e una foto singola. L’ho fatto per il semplice piacere di farlo, perché sentivo di avere finalmente un lavoro presentabile, non per chissá quali ambizioni di vittoria. Un premio, per quanto possa essere prestigioso e possa dare fama, gloria e anche qualche soldino, resta un premio. Chi é fotogiornalista sa che ci sono dei premi che restano invisibili: sono quelli che puó darti l’impegno di affrontare certe tematiche, conoscere luoghi, situazioni e persone. Ci sono lavori che affronti che possono cambiarti dentro, che possono arricchirti, che possono arrivare a cambiare la percezione che hai della stessa vita. Tutto questo puó non raggiungere, spesso, l’ attenzione mediatica, ma non importa, perché non é quello l’obiettivo, o meglio, non puó essere solo quello il fine ultimo. Detto questo, non voglio neanche essere frainteso: arrivare a piú gente possibile con un lavoro giornalistico é estremamente importante ed dovrebbe essere un dovere sentito da chiunque faccia un lavoro di comunicazione come quello del giornalista. Peró mi piacerebbe, in mezzo a tutto questo rumore nelle giornate dell’annuncio dei vincitori del world press photo, ricordare ed evidenziare l’aspetto sociale, umano, anche introspettivo, che questo lavoro arriva a dare. Ci sono coperture giornalistiche che vengono realizzate per piccole realtá editoriali, magari. E ci sono lavori che vengono commissionati da enti che promuovono la cooperazione sociale, lo sviluppo di certe realtá difficili, che denunciano certe realtá per cambiarle. Tutte queste, magari, non vinceranno mai un premio internazionale di fotogiornalismo, ma questo non toglie che esistano. A tutti quei fotografi che sono oggi in strada a documentare e non su internet va questo mio pensiero.

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