La vera crisi

Non è il fotogiornalismo ad essere in crisi, è l’editoria! Ho scritto su facebook. Ne é nata una discussione interessante.

Tra l’altro non ho affermato nulla di nuovo, Christian Caujolle lo aveva previsto nel 2005. La stampa si trova sull’orlo del baratro chiusa da internet e televisione, tra l’altro sempre più on demand, ma credo che il fotogiornalismo sia tutt’altro che in crisi: noto anzi molto fermento. Mai come oggi troviamo grants, mostre, concorsi fotografici.  E ci sono molti narratori visuali, del nostro tempo. che stanno facendo un grande lavoro. E noi su questo blog lo abbiamo giá fatto notare: qualche buon esempio ancora si vede…La Repubblica con il servizio di Pellegrin sul suo inserto R2. A dimostrazione che la qualità possa  ancora essere proposta.

Il problema, dunque, non sarebbero i fotogiornalisti: ce ne sono eccome, bravi, con talento e con voglia di fare. Qualcuno é anche un caro amico: é costretto a fare i matrimoni, e con quelli si finanzia i viaggi e i reportages attorno al mondo.

Mi spiegate voi perché un brand di fotografia paga in K Euro per un reportage, e una rivista, che é controllata da grandi gruppi imprenditoriali, riceve finanziamento pubblico e se puó ruba foto da internet?

Il problema della stampa nasce perchè quando loro pensano di vendere non è solo al compratore del quotidiano o rivista che sia, intendono anche vendere agli inserzionisti: creare contenuti compatibili con le esigenze di chi mette la pubblicità é diventato il normale modud operandi. Non vi é mai capitato di vedere un advertising che ben si sposa con la notizia sulla pagina a fianco o successiva? E abbiamo giá visto come i grandi gruppi impongano il silenzio su alcune notizie a loro scomode e ne promuovano altre per tornaconto del gruppo imprenditoriale che controlla certo organo di stampa.

La domanda che piú preme é, dunque, un’altra: quanta volontá c’é realmente che le cose cambino? Il problema, comprendiamo,  è sociale e politico. Perché un pubblico si può educare, volendo. Ma questa volontà però, credo non ci sia. Una stampa indipendente, forte, che promuova inchieste e rispetti il lavoro dei giornalisti é oggi una chimera.

 

 

 

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