Approdi Barthesiani

oax
Oaxaca, 2015

Roland Barthes aveva ragione.

E nell’averla ci ha fottuto a tutti.

Una fotografia deve dire qualcosa. Deve pungolare. E si riferiva a chi osserva. Ergo una foto non finisce con colui che l’ha scattata, ma deve incontrare un pubblico. Almeno, un osservatore.

Una fotografia deve avere un senso. E quel senso si incontrerá (avrá successo) nella memoria e nella cultura del fruitore dell’immagine. Tutto questo mette in sfocato coloro che fanno foto, dicono, non pensando agli altri. L’atto di fotografare é giá di per sé una scelta di memoria, di afferrare e preservare un attimo.

La fotografia non puó essere relegata ad atto meccanico. Anche se é tendenza diffusa pensarlo. La fotografia, infatti, é un processo culturale. E come tale non é fissa, immobile. Vero che é, invece, in costante movimento.

Ferdinando Scianna, un autore a cui faccio spesso riferimento, si esprime cosí nella copertina della nuova edizione di Obiettivo Ambiguo:

Faccio fotografie da oltre quarant’anni. Non si esercita un mestiere vissuto come passione senza riflettere su quello che si fa, senza confrontarsi con se stessi e con i propri maestri, senza vivere ed esprimere i propri entusiasmi e le proprie idiosincrasie. Così, da quasi quarant’anni, scrivo, anche di fotografia, sui fotografi soprattutto. Quasi sempre questi articoli sono stati occasione per chiarire a me stesso come cambiavano o si confermavano le mie opinioni, per definire il giudizio sul lavoro degli altri, per cercare di capire il mio

Conoscere. Cercare. Incontrare. Condividere. Per me la fotografia é essenzialmente questo. Non spendo fortune per comprarmi attrezzatura fotografica. La mia é ridotta al minimo indispensabile, solo quello che possa aiutarmi a catturare la vita che vedo davanti a me. Non mi interessa il perfezionismo, né l’illusione che un giorno possa fare la foto perfetta. Non esistono foto perfette. Esistono solo le foto, con le loro storie. E con l’anima di chi abita in quelle foto. Non c’é neanche sempre la luce perfetta. Si lavora con quello che c’é. Preferisco concentrarmi sui sentimenti. Adatto la mia fotografia a quello che vivo. Alla situazione preferisco la sensazione.

Scrivo e fotografo la passione. Maturo visioni. Assorbo contrasti. Mi ricreo nell’immagine. Un modo per conoscere meglio me stesso. E gli altri. Il mondo che mi circonda. E in fotografia non é importante la tecnica, ma il messaggio.

Cosa vuoi comunicare?

Non si tratta di che fotocamera usi…o quale lente hai comprato, ma

La tua idea

L’idea che ti ha spinto a fare la foto

che fluisca e raggiunga il suo destino.

Quale destino?

Lo Spettatore

Non c’é foto senza qualcosa o qualcuno.

Non c’é inquadratura perfetta, né perfetta luce. Non c’é post produzione o trattamento dei negativi. Non ci sono regole da seguire. Accontentati di conoscerle bene.

Vivi. Inquadra. Scatta.

Sii veramente interessato ai tuoi soggetti. Altrimenti rinuncia.

Vivi la vita, prima di fotografarla.

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