E domani che ti inventi?

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Julie Blackmoon

Ecco, parlavamo di fotografia e veritá, memoria e costruzione della fantasia. L’autrice, Julie Blackmoon, non fa mistero che la sua indagine fotografica faccia riferimento alla realtá e alla fantasia, anche se non specifica nulla sulla tecnica che utilizza. Il che non sarebbe male, per evitare fraintendimenti.

Ad esempio, questa fotografia sará applaudita, almeno in un primo momento, da moltissimi fotografi di strada. Salvo poi scoprire, con un minimo di studio di quest’immagine che l’ombra della bambina va verso destra e quella dell’uomo verso sinistra, e non ci é giunta notizia che giá possiamo andare in qualche pianeta che ha due soli.

Il lavoro di Julie é piacevole, e anche piacione. Starebbe proprio bene in una di quelle riviste che trovi dal dentista. Ma trattasi di composit e dunque, quanto possa piacere a chi interessa essenzialmente la fotografia come documento, rimane una questione di gusti.

Peró possiamo riflettere anche sul senso di voler sempre cercare composizioni complesse, con tante situazioni, personaggi e oggetti. Io dico che questa cosa ha un pó stufato, e che il gioco é ormai fine a se stesso anche quando si fa tutto sul serio, evitando i giochini di photoshop. Mi sbaglio?

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5 Comments

  1. Credo, invece, che le composizioni complesse, ricche di persone su più livelli, essendo difficili da realizzare (quando non sono dei “composit” ovviamente) abbiano il grande pregio di essere più rare e di conseguenza stufare anche meno.
    Oltre che interessanti da guardare a lungo in ogni dettaglio, stancano molto meno rispetto a quella miriade di foto di gente che cammina sul marciapiede, incontro al fotografo (che potrebbe essere sostituito da un robot in questo caso).
    Forse il layering in street photography è un puro gesto tecnico, ma non credo che le scialbe foto di persone che passeggiano abbiano tanta più anima o personalità, forse è proprio chi fa queste foto che dovrebbe “inventarsi qualcosa domani”.

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    1. Sulle foto di gente che cammina e basta, siamo d’accordo. Meno su queste immagini che non aggiungono nulla a quanto giá detto da Webb. E dunque? Il teatro dell’assurdo quando dovrebbe andare avanti? Poi di fronte a Webb, le altre restano pallide copie. In India é pieno di fotografi cosí. Oltretutto qui c’é la provocazione, prendendo ad esempio una foto che é un composit, utilizzando le “magie” di photoshop.

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