Fotografare, riflettere, scrivere…

Sono appena tornato da un’interessante riunione a Fujifilm. Stanno preparando un evento dedicato alla GFX 50S, fotocamera che segna l’ingresso del brand nel formato medio. Ci saranno un paio di foto per ogni fotografo, e dunque oggi ci siamo riuniti.

Credo si sia trattato di un meeting estremamente interessante, perché oltre ai consueti temi di logistica e del programma della serata, c’é stata una parte dedicata alle fotografie da proporre. Particolarmente utile si é rivelato assistere e partecipare al processo che ha condotto alla scelta delle immagini finali, quelle che verrano esposte.

Il brain storming ha generato nuove idee, confortando alcune certezze, ponendo in dubbio altre. Lo scambio di idee ha favorito un lavoro d’equipe, ed é stato avvincente conoscere le idee che ogni singolo professionista della fotografia ha, la percezione sia sulle proprie foto che su quelle degli altri.

Questo in me ha favorito diverse riflessioni, anche alcune non particolarmente attinenti allo specifico della riunione. Ascoltare le idee degli altri sulle  proprie foto é un’esperienza terapeutica. E questo, indipendentemente, dal fatto di trovarsi d’accordo o meno con il punto di vista espresso.

Durante la riunione ho fatto solo un paio di foto alla nuova arrivata in casa Fujifilm, ma ho preso soprattutto alcune note. Del pensiero sulla memoria e di come essa venga alterata, ne abbiamo parlato qualche articolo fa: cliccate qui. Con l’idea di scrivere qualcosa su questa riunione ho preferito dunque affidarmi a qualche appunto. L’ho scritto sul tablet e giá questo potrebbe essere messo in discussione: se avessi scritto a penna il risultato sarebbe stato diverso? Sono convinto di si, perché ci sono studi che mostrano come prendere appunti a mano, invece che attraverso una tastiera, migliori la nostra comprensione.

In ogni caso, comunque lo scrivere aiuta a vivere in maniera differente un’esperienza. Il disimpegno con la realtá é, a mio avviso, maggiormente probabile utilizzando la fotografia piuttosto che la scrittura. Porto ovunque la mia fotocamera, e ovunque faccio foto. Quando é possibile, altresí, scrivo. Il disimpegno con la realtá esiste per entrambi, anche se in maniera distinta. Per scrivere devo trovare un punto in cui sedermi, poi curvato, la testa sul taccuino, inevitabilemente di fronte a me ho un foglio bianco, che riempiró d’inchiostro. Con la fotografia, il mio cervello registra quello che ho davanti e intorno a me, non ho una pagina bianca e al suo posto ho molti messaggi visuali che devo limitarmi a decodificare e creare, eventualmente, un’ immagine.

Ritornando alla riunione di oggi, ho potuto vedere come 6 fotografi professionisti davano differenti letture e, quindi, il processo di decodifica della stessa immagine era molto diverso. Ci sono stati punti di contatto, ma anche altri diametralmente opposti. Con noi c’erano anche esecutivi di Fujifilm che non sono fotografi, e anche la loro percezione sulle fotografie proposte era particolarmente diversa. L’esperienza di ogni individuo é un insieme di componenti diverse che vanno dal retaggio culturale al vissuto quotidiano, comprendendo anche quello piú intimo. Credo sia inevitabile che l’esperienza influenzi in maniera decisiva la percezione delle cose, dunque della stessa realtá e delle immagini che si presentano davanti ai nostri occhi.

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