Ho l’influenza

Si, ma non quella che mi costringe a letto.

Mi riferisco al fatto che quando mi intervistano la domanda sulle mie influenze non manca mai. Ed essendo fotografo, chiaramente, si aspettano che io faccia i nomi di altri fotografi. Spiegare ogni volta che tutto non può essere ridotto al fotografico, e neanche al solo visuale, mi farebbe passare per antipatico più di quello che già, naturalmente,  risulto essere. E dunque, accetto il gioco.

Questa però è casa mia. E questo, se non fosse ancora chiaro, non è un blog dedicato solo alla fotografia. Quindi ho deciso di tramortirvi un pò con un elenco di tizi e  cose. Occhio, che queste sono recuperate direttamente da uno dei miei vecchi taccuini. Ero più giovane e più affamato, in ogni senso. Scrissi sulle mie influenze letterarie…

Charles Bukowski, Anain Nin e l’introspezione psicologica, Edgar Allan Poe e il suo stare sempre in incubi, i poeti maledetti, Charles Dickens e le sue cattiverie, Emilio Salgari, il mar de Caraibi e le tigri di Mompracem. il marchese De Sade, l’incedere nel vizio a discapito della virtù, il cielo, sereno o nuvoloso che sia, le ragazze, l’erotismo subliminale del cinema francese, Henry Miller, i suoi tropici, il minimalismo, i testi dei primi Litfiba, il Dandysmo, il voyeurismo, Roma, i colori della natura, l’avventura, il viaggio, gli amplessi, la gente di notte, la gente di giorno, i temporali, le onde del mare quando è incazzato, gli abiti coloniali, l’idea di partire, l’idea di restare, fare zapping, tenersi informati, leggere quattro libri alla volta, il cazzeggio, le storie inventate, Pierre Louys, il lesbo-pulp, Gloria Guida e le altre, le telenovelas degli ’80 che sembravano porno senza le scene hard, la musica degli ’80, Lord Byron, Orzowey, Bud Spencer e Terence Hill, la fantachimica, Tommaso Landolfi, l’ossessionante numero 7

Emilio Salgari disse: “Scrivere è viaggiare senza la seccatura dei bagagli”, io so però che a volte per scrivere è necessario viaggiare. Salgari si rinchiudeva in biblioteca e tirò fuori delle opere straordinarie. Io però vado con William Faulkner che diceva “un paesaggio si raggiunge con la suola delle scarpe, non con le ruote della macchina”…

Oggi sono cambiato. Prima ero rintanato, e infatti sullo stesso taccuino scrissi la spora* numero 6:

Cosè la poesia

se non un’ammissione

di solitudine?

*cito la definizione dell’enciclopedia universale: [spore] cellule destinate alla riproduzione agamica (asessuata)  di organismi vegetali ed animali. Le mie spore erano invece dei piccoli organismi poetici, con vita autonoma e slegate da una struttura complessa come una vera e propria poesia, eppure a volte perfettamente compatibili e integrabili all’interno di un componimento.

L’esperienza di vita mi ha aperto decisamente al mondo. E ho potuto vedere come sia il viaggio una delle maggiori ispirazioni per me. Con il viaggio mi rigenero, e divento qualcun altro. Perchè da ogni viaggio si torna diversi, cambiati.

Un nuovo scrittore. Un nuovo fotografo.

Un nuovo me.

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