L’elisir di lunga vita

COYOACAN-7102780
2012

Ma voi avete provato a rivedere foto di almeno 5 anni fá? No, non sto parlando dei maestri: quelli durano nel tempo. Mi riferisco a noi comuni mortali, perché la lezione puó essere severa, molto severa, oppure profondamente confortante.

Io con le mie foto d’archivio mi ci confronto spesso. E suggerisco di farlo anche voi, se volete conoscervi meglio. Se me lo chiedete, io alcune foto le amo ancora, altre le detesto decisamente. Ma le conservo in archivio, tutte, anche quelle sbagliatissime: servono a farmi tenere i piedi ben saldi a terra, serve a ricordarmi nel bene e nel male chi ero e dov’ero. Chi sono e dove sono.

Tra coloro che leggeranno questo articolo ci saranno fotografi da una vita, gente che fotografa da 20, 30, 40 anni, ma anche quelli che hanno iniziato da poco, 6 mesi, al massimo un anno. Come fotografo ed editore io ho assoluto rispetto per chi sta cominciando, per questo a volte mi fanno arrabbiare certi atteggiamenti snob di chi ha maggiore esperienza e si crede migliore, dimenticando quando ha iniziato e le foto che faceva. Generalmente ho infatti piú simpatia per chi inizia con le sue fisiologiche acerbitá, che coloro che dicono di fotografare da anni e mostrano, ancora, evidenti lacune e scarsa cultura visuale.

Ma come fa una foto a reggere il tempo? Bella domanda…ovviamente come sempre, ad una foto degna di questo nome é richiesta forma e contenuto, possibilmente un  contenuto diverso da quello che é giá stato fatto e visto, ma io credo sia anche  questione di approccio, di stato mentale, di mindset, direbbero gli anglofoni…

Provate a fare un piccolo test, questo si lo possono fare tutti, anche coloro che hanno poca esperienza e quindi poche foto in archivio. Andate su flickr e andate a vedere le prime foto postate da altri utenti, soprattutto quelle di qualcuno che apprezzate per la sua fotografia. Ovviamente dovete trovare qualcuno che abbia conservato tutto il suo storico di foto, non chi ha proceduto alla pulizia del suo portfolio.

Ora siete pronti per il secondo test, almeno coloro che hanno una storia almeno di un lustro a fare foto. Andate a scandagliare nel vostro archivio. Quante foto vi piacciono ancora? Quante di queste avete il coraggio di riproporle oggi? Quante ne pubblicherete davvero? Siate sinceri. Siate duri, ma non abbiate paura nel proporle, se raggiungono buoni livelli di accettabilitá.

Dopo questi due tests sono convinto, avrete un’idea nuova della fotografia. Soprattutto della vostra fotografia, delle motivazioni che vi spingono a praticare questa disciplina, perfino dell’importanza di fare un certo tipo di fotografia piuttosto che un’altra. Il cambio sará tanto piú drastico quanto sarete stati sinceri con voi stessi. Per me funziona, praticamente sempre.

Non sono poche le volte che propongo fotografia fatta anni addietro. Ogni volta che posso permettermi di farlo, mi sento un pó orgoglioso, non ve lo nascondo. Perché il sentire e soprattutto il vedere di oggi é completamente diverso da quando avevo fatto la foto. Perché ho la presunzione di dire che qualche progresso, nel corso di questi anni, l’abbia fatto. E questo mi da maggiore consapevolezza dei miei mezzi. Mi da fiducia che i margini di miglioramento possano essere ancora ampi. Soprattutto, mi mette nella condizione di avere uno sguardo d’insieme, una panoramica del mio lavoro e della mia storia come fotografo.

Oggi che poi siamo letteralmente sommersi ogni giorno da immagini, riusciamo a comprendere meglio quanto sia sana quest’ abitudine. In quel modo non mettiamo in discussione solo noi stessi, ma tutto il circo mediatico della fotografia. Rappresenta un modo di guardare dentro noi stessi per affacciarsi con maggior consapevolezza al mondo, costruendo la nostra cultura visuale anche attraverso i nostri errori e i nostri successi.

Questa riflessione mi é stata ispirata da un fotografo al quale ho confessato che nel rivedere un certo progetto che realizzai anni addietro, di cui lui nutre ancora sincero apprezzamento, io non ho usato certo parole affettuose. Lui mi ha risposto che dovevo pensare al fatto che anche grazie a quel progetto, sono il fotografo di oggi e che probabilmente se non lo avessi fatto al tempo, oggi sarei un altro fotografo. Ha ragione.

Pensando in questo modo, certamente, acquistano valore anche le fotaccie, perché anche quelle fanno parte del nostro percorso. A quelle immagini dobbiamo guardare con sincera severitá, ma anche con rispetto. Perché l’elisir di lunga vita per un fotografo é composto anche, se non soprattutto, dai tanti errori.

 

Annunci

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...