Un’abitudine che viene da lontano

Appartengo ad una generazione a metá strada. 1975. Generazione X, la chiamavano. Non ci davano molta fiducia. Ed in effetti siamo stati la prima generazione che davvero ha patito e al tempoi stesso, goduto il passaggio dall’analogico al digitale. Abbiamo conosciuto il vinile quando non era un capriccio hipster. Sappiamo cosa significava registrare musica dalle stazioni radio, e che le cassette che facevamo si potevano inceppare, e dunque l’estrema soluzione era il ricorso alla penna per tentare di salvarle riavvolgendo il nastro. Per parlare di cose piú vicine a questo blog, bbiamo vissuto l’epoca delle vere fotocamere. Conservavamo le foto in albums, che ti scoprivi di tanto in tanto a sfogliare. A volte tiravi fuori una foto e guardando nella parte retrostante, non era raro trovare qualcosa scritto: di solito era il luogo, seguito dalla data. A volte bastava l’anno.

Oggi che viviamo un’ epoca di creazione di immagini non-stop, le foto hanno perso questa magia. Stiamo annegando in un oceano di immagini, pensate solo a quante ne avete nel vostro telefono cellulare: in questo caso non guardate me, io non possiedo cellulare. E giá solo con questo posso vedere la vostra faccia sorpresa: a questo punto penserete sia un alieno, perché ormai é diffusa l’idea che non si possa addirittura vivere senza un telefono mobile. 

Invece che pensare a me e alla mia vita piena di problemi perché non sono sempre raggiungibile, prendetevi un momento per riflettere sul fare e collezionare foto incessantemente, in maniera compulsiva.

Fate una pausa e provate a trovare una foto che abbia una storia. Ecco, una foto che abbia un significato per davvero. E stampatela. Stampatela per preservarla. Stampatela, anche in formato piccolo, 10×13, 10×15 per apporre una didascalia sul retro, con la vostra penna (spero ne abbiate ancora una), perché quello sará un momento rivelatore. Per voi. Per il vostro fotografare.

Potrebbe diventare un’abitudine irresistibile. La piú grande lezione arriverebbe dal vedere e vivere una fotografia stampata, perché é totalmente diverso dal vedere un’immagine attraverso uno schermo retroilluminato. E perché una fotografia esiste davvero solo quando viene stampata. Pensateci.

E poi fatelo.

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