Una nuova alba

Il fotogiornalismo sta tornando. Più forte di prima. Era inevitabile: la comunicazione è e sarà sempre più visuale. Nei prossimi anni, fotografie e immagini saranno sempre più richieste, e anche se sono cambiati i supporti, il ricorso al multimediale per narrare fatti è diventato un passage obligé per chi si occupa di informazione, e questo viene incontro proprio a fotografi e videomakers, che troveranno, finalmente, nuovo terreno fertile, nuove opportunità.

E’ giusto di ieri la notizia riportata dal sito PetaPixel, che riporta quello che la fonte Around The Lens, molto vicino al New York Times, che lo storico quotidiano americano raddoppierà la paga ai suoi fotografi. Dopo aver visto interi staff di fotografi essere cancellati, stiamo assistendo ad un retromarcia che non può che farci sperare per il meglio.

Non è ancora il momento di festeggiare: troppe cose devono ancora cambiare. E bisogna tenere presente che nella maggior parte dei casi, purtroppo, il cartaceo non vende più, e spesso ci troviamo ancora di fronte a usi poco etici del lavoro dei fotografi. Fotografi sottopagati, fotografie acquistate a poco prezzo, e quando acquistate spesso si omette l’autore…ancora è lunga la strada per poter dire che le cose cambieranno davvero, ma questo è un segno importante.

Leggo sotto al post di petapixel che la paga prospettata sarebbe bassa, ma evidentemente, molti non conoscono la realtà del fotogiornalismo, e passa sempre un’idea non corrispondente a verità. Il fotogiornalismo è prima di tutto, una vocazione. Se volete arricchirvi, beh, pensate ad un altro lavoro. Perchè molte volte si corrono rischi per somme non stellari. Io dico che 450 dollari per un assignment di un giorno è una buona risposta oggi.

Cambiano i supporti, dicevamo. E cambia anche l’approccio e i modi di fare giornalismo: a questo proposito mi ha scritto di recente un amico virtuale, che presto diverrà, sono certo, un amico reale. Mi permetto di riportare un suo messaggio privato. Sono certo che non se la prenderà a male:

Ciao Alex. In due settimane ho ricevuto 6 proposte di collaborazioni ovviamente retribuite di cui 5 riguardano contenuti visual per pagine FB per creare immagini e video supportati da poche righe di testo. Su 6 proposte solo una riguardava solo contenuti di testo. Ti scrivo questo non per fare il fenomeno ma per farti notare, come interlocutore di cui ho stima e mi fido, che la comunicazione è sempre più visual e i video stanno assumendo sempre più importanza oltre che essere ben retribuiti. Inoltre è Facebook che la sta facendo da padrone. Figurati che il direttore di un giornale mi ha detto senza mezze misure che il loro cartaceo non vende più e quindi vogliono implementate pagina FB con contenuti fotografici e video. Per uno come me che di comunicazione ci campa ormai essere in grado di raccontare storie con foto e video sta diventando essenziale. Addirittura un’azienda mi ha chiesto se potevo formare il loro personale si come girare video con Iphone, neanche fossi un videomaker. Che ne pensi di tutto questo ? A me come lavoro piace parecchio anche se sono abituato a scrivere molto e non posso prescindere dalla dea scrittura. Vorrei però ulteriormente studiare e migliorarmi sui contenuti visual.

La mia risposta:

Questo tuo messaggio impone una riflessione. Se questo è vero, allora forse qualche speranza ancora per chi lavora nel visuale c’è. E quindi può essere solo un positivo ritorno di fiamma, a patto di pagare chi realizza. Non credo che questo influenzerà la scrittura: per fare dei video abbiamo bisogno di scrittori, non credo sia un caso si siano rivolti a te. Cambiano magari le piattaforme, ma non la sostanza.

Il punto, certamente, è evidente. Per fare comunicazione, fotografi, videomakers, giornalisti devono essere pragmatici e con una visione aperta. Dobbiamo essere in grado di comprendere che la duttilità e la capacità di ambientamento alle nuove regole, imposte dall’epoca che viviamo, è fondamentale. La fotografia fatta con cellulari è ormai una realtà, e nonostante io consideri fare fotografia con macchine fotografiche una cosa che lavora meglio per me e per quello che faccio, non posso certo negare che soprattutto in certe zone di guerra, vedi Nord Africa e in generale nei paesi Arabi, è spesso la sola possibilità di portare a casa lavoro e pelle.

Proprio in questo spazio abbiamo esaltato la potenza veicolata dal messaggio delle foto di Burhan Ozbilici, dell’attenzione che queste immagini hanno avuto nell’opinione pubblica. Molto prima ancora della vittoria all’ultimo World Press Photo, in un articolo spiegavo, infatti, del perchè quelle immagini fossero vincenti, come potete leggere cliccando qui.

Quella è stata una risposta dell’impatto che il visuale ha ormai presso il pubblico. Siamo stati testimoni di come certe foto o certi video diventino virali, grazie alla condivisione, soprattutto su piattaforme come facebook, twitter, instagram. Oggi i contenuti si fanno e si condividono sulle piattaforme di social network. Se c’è stato un terremoto, vado a controllare su twitter per avere notizie di prima mano. Chi fa comunicazione oggi, è perfettamente cosciente che il giornalismo è cambiato. Come ho scritto nella mia risposta all’amico, non vedo il mondo della scrittura patire questa trasformazione. Avremmo sempre bisogno di testi a cui appoggiarci. Certamente cambiano i supporti, si trasformano gli spazi e il modo di generare contenuti, ma le opportunità sia pur in evoluzione ci saranno sempre, per chi trova e documenta, generando notizie.

In tutto questo, mi sento di poter affermare, che possiamo essere ottimisti, e che una nuova alba sta nascendo.

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