Feste Patronali e snobbismo idiota

Carmelo Eramo scrive su facebook:

Pare che la moda di quest’anno sia prendere per i fondelli, da parte di dilettanti e amatori, quanti fanno le foto della settimana santa. Troppo stereotipate e scontate per i vostri livelli artistici sopraffini? Pensate piuttosto a migliorarvi. Buona pasqua.

Ovviamente non posso non trovarmi d’accordo. E contro certi denigratori scrivo la mia risposta:

Triste. Ma piú triste, mi pare la condizione di chi si rifugia dietro all’atteggiamento snob e fintamente provocatorio per atteggiarsi. Peccato che poi, quasi sempre, coloro che lo fanno non abbiano un portfolio degno di questo nome a sostenerli. E quindi criticano documenti etnografici, senza averne neanche strumenti e basi culturali per poterlo fare.

C’é poco da fare: per darsi un tono si scrive molto, peró si dimostra poco. E di fronte a questi attacchi a certa fotografia (la fotografia come documento e investigazione antropologica) che sempre difenderemo coi denti, chiediamo di vedere i portfoli di certi fenomeni.

Ragazzi, continuate a fotografare feste patronali e manifestazioni religiose. Continuate a farlo perché ne abbiamo bisogno. C’é qualcuno che nel frattempo fa cagate concettuali con scarsissimo valore: sono i fotografi artisti che si credono tanto forti, ma io, voi e loro sappiamo che si tratta di minchiate. Minchiate fashioniste, magari. Ma sempre minchiate.

Annunci

2 Comments

  1. Premesso che non sono un professionista, nel mio dilettarmi con la fotografia io fotografo quasi esclusivamente tutte quelle manifestazioni ed eventi, laici e religiosi, che contengono i segni rilevatori delle tradizioni, del folklore e della cultura di un popolo, di un territorio. E non lo faccio perche’ amo la fotografia e il suo eservizio, ma perche’ amo quei momenti in cui un popolo, anche se solo per l’occasione, mette da parte incomprensioni e diffidenze e si riscopre comunita’.
    E mi capita pure che in alcuni casi, quelli che vivo in modo piu’ diretto perche’ parte di quella comunita’, fotografo e rifotografo la stessa festa, le stesse ritualita’ e forse anche le stesse emozioni, eppure ogni volta mi sembra la prima volta.
    Faccio mia la riflessione di uno dei Grandi della fotografia italiana, Ferdinando Scianna, “”La fotografia è memoria e racconto, una forma di lettura del mondo. E’ la traccia di un istante indefinibile.”
    Chi tralascia questo aspetto (a mio avviso primario e fondamentale) per autoelevarsi ad “artista”, badando piu’ alla forma che alla sostanza…beh…beato lui.
    Saluti

    Mi piace

    1. Vincenzo, sono assolutamente d’accordo con te. Hai colto nel segno anche sul fotografare un dato evento più volte, perchè ogni volta c’è qualcosa di diverso e che possiamo cogliere: noi che fotografiamo in maniera diretta lo sappiamo bene. Chi mette attori a posare, magari finisce gli attori, e pure le idee. La fotografia è mettere in gioco anche noi stessi, e quindi un documento è anche testimonianza di noi stessi in un determinato luogo in un dato periodo, con la nostra crescita ed evoluzione.

      Mi piace

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...