Uno sguardo sul reale

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Il Benedusi ci informa che la fotografia è essenzialmente risolvere dei problemi. Io non so se sia sempre vero, ma sostanzialmente sono d’accordo. Credo che spesso, i problemi possa farli emergere. O almeno, renderli evidenti. Credo che quella frase possa avere differenti letture. Possiamo darne una lettura a la Ando Gilardi, primo vate del pensiero sul fotografo preoccupato, quello che si muove con piedi di piombo, provando a raccontare si, ma evitando di spettacolarizzare sulla pelle degli altri. E’ un problema relativo, quello,  a chi sei come individuo, prima ancora che come fotografo. Ma del resto, qui ho già espresso il pensiero che non esiste l’etica della fotografia, esiste l’etica. Non esiste un’educazione della fotografia (semmai esiste una educazione alla fotografia) esiste, invece, essere educati, e questo è parte o n on parte di noi come persone. Certo è che, inevitabilmente, se sei fotografo essere educato o maleducato influenzerà la tua condotta nella tua attività.

In merito a questo tipo di lettura comprendiamo come siano fotografi come Uliano Lucas e Mario Dondero quelli che ci interessano. C’è, invece, un atteggiamento, quello del fotografo falsamente impegnato, che per darsi un tono dice di aver scelto la fotografia per esprimere un disagio verso il mondo e la nostra società. Bel discorso, anche se retorico, quando sincero. Altrimenti diventa un’altra frase data in pasto a chi ci intervista. Ho visto fotografi fare interviste con la testa piegata di lato, quasi guardando con la coda dell’occhio l’intervistatore, per risultare in un certo modo a favore di camera. Ecco, certi atteggiamenti non solo non mi appartengono, ma fanno parte di un modo di fare che rifiuto. Sono i posoni, che neanche Monica Bellucci…

L’altra lettura è quella di carattere prettamente tecnico, e dunque estetico. Sul fatto che un fotografo si limiterebbe a risolvere problemi tra la fase di scatto e di editing del lavoro fotografico. E su questo siamo d’accordo.

Ma perchè vi dico tutto questo? Perchè soprattutto in un articolo introdotto da tre foto che ho fatto ad una delle mie modelle? Perchè spiega un pò l’approccio e la filosofia che applico anche alla mia fotografia di moda. Perchè, in particolare, per fare questi scatti siamo andati in una zona della delegazione Coyoacan, che può essere definita Barrio. Siamo saliti in cima ad un palazzo enorme, anche un pò pericolante. Non potete immaginarvi come stavo, io che soffro di vertigini, sul terrazzone di quella costruzione. Ho dovuto fare violenza a me stesso, ma ho poi pensato solo a fotografare e credo che quel giorno sia riuscito a fare un buon lavoro. Del resto la fotografia è essenzialmente risolvere problemi, no?

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