I rosiconi

Oggi parliamo di una categoria di personaggi che bazzicano internet. Già avevamo detto di coloro che per darsi un tono, fanno gli amari, giocano a fare del sarcasmo, senza peraltro saperlo maneggiare bene, ma quello che vogliono è solo attirare attenzione su di loro. Atteggiamento patetico, lo so. Noi che siamo della vecchia scuola, facciamo come sempre quello che sappiamo fare meglio: parliamo attraverso le nostre foto.

Invece certi personaggi, che li vai a cercare su google images e trovi foto fatte A loro e non foto fate DA loro, sono dei presenzialisti, vivacchiano con la fotografia, magari dando letture di portfolio. Peccato che il più delle volte non possiamo vedere il loro lavoro, che è ben nascosto, vediamo invece immagini di loro alle mostre, alle conventions di fotografia, alle presentazioni di libri. Fuffa, avrebbe detto mio nonno.

Ho letto di recente uno scherzo di questi affermare che il fotogiornalismo è solo quello di guerra. E che stare a casa non corrisponde a essere fotogiornalista. Ecco, mi è venuto da ridere. Primo perchè a parlare è proprio qualcuno di cui vediamo ben poco lavoro fotografico. Secondo e fatto più importante: che il fotogiornalismo sia solo quello di guerra è UNA ENORME CAZZATA che sta bene in bocca solo a chi la pronuncia. Ora, noi abbiamo un grandissimo rispetto per i fotografi di guerra. Certamente stare in Afghanistan aumenta i rischi per la propria incolumità, ma ci sono tanti altri modi per fare giornalismo visuale, e i rischi all’atto di fotografare possono essere ovunque.

Porto il mio esempio, così chiariamo una volta per tutte, spero: vivo nel nord di Città del Messico, considerato una zona roja (zona rossa) perchè ci troviamo esattamente al confine con lo stato del Messico, attualmente certe zone dell’EDOMEX sono le più pericolose dell’intero Paese. La foto che vedete sopra è stata realizzata a Cuautitlán Izcalli, nello Stato del Messico. Fotografare nello stato del Messico o in un barrio non è da tutti, e infatti vi sfido a trovare quanti fotografi in Messico lo stiano facendo. Ne conosco certamente un paio e a loro va tutto il mio rispetto perchè so quello che vuol dire. Mi è capitato non poche volte di pensare, mentre fotografo, che la casualità della vita potrebbe portarmi a qualche episodio spiacevole. Cerco di non pensarci sempre, ma capita. Quando fotografi in zone a rischio, d’altra parte, devi metterlo anche in conto.

Non sono un fotografo di guerra, ma quello che faccio non è semplice.Soprattutto perchè il mio approccio è, quasi sempre, quello di fotografare senza chiedere. E la cosa più importante, soprattutto, è una: io non mi reco a fare fotografia da qualche parte: io ci vivo. Io vivo in un barrio. Vivo in un quartiere popolare, e vivere in un barrio, credetemi, non è semplice. Ecco, mi viene da rispondere a certi rosiconi, vieni a viverci tu per 7 anni qui e poi ne riparliamo. Ma se non sai, evita di sprecare fiato o perdere tempo a buttare concime su internet. Perchè quello non migliorerà la tua fotografia. Perchè invece di fare l’Alba Parietti o la Valeria Marini della fotografia, dovrebbe essere la tua fotografia a far parlare di te. No?

Ecco, ai miei lettori, chiedo solo di riconoscere il vero dal falso. Andate a guardare prima di tutto chi è l’autore di certi tentativi polemici. Considerando che parliamo di fotografia, per aver voce in capitolo si dovrebbe farla la fotografia. Oppure, di che si tratta? Siamo sicuri che abbiamo bisogno di uno Sgarbi della fotografia? Google images può essere la perfetta cartina tornasole per dividere i fotografi dai presenzialisti. E’ solo un inizio, ma un buon inizio, oggi, ai tempi di internet. Ho sempre avuto la buona abitudine di andare a controllarmi chi è che l’autore di certi enunciati: in fotografia, nello sport, in politica. Funziona sempre. Perchè le parole si ingrandiscono o rimpiccioliscono in base a chi le pronuncia o scrive.

Ecco, oggi, con questo pezzo i rosiconi son serviti. Speriamo che serva loro per ripensare un pò alla loro attitudine. Anche se non ci credo molto…poi gli tocca mettersi a fare fotografia davvero. E quello non è facile. Quello è completamente un altro discorso.

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