E tu perchè vuoi essere fotografo?

Questa è una cosa che mi batte sulla lingua da tempo. Perchè credo che un fotografo, ed in particolare un fotografo educatore, dovrebbe muoversi sempre con onestà. E questa onestà mi impone di chiedere: ma perchè tutta ‘sta gente vuole/vorrebbe diventare fotografo?

Non amo ripetermi e cerco di evitarlo durante i miei workshops, ma una cosa la dico sempre: con la street photography non fate soldi. La dico perchè qualcuno pensa che facendola si possa imbastire addirittura una carriera di fotografo, ma col cavolo…la realtà è ben altra. Sto in Italia: ho dato il primo e sbato 27 Maggio darò il secondo workshop, ma se vi dicessi che tali workshops al massimo bastano a coprire le spese per arrivarci fin qua e che il biglietto aereo per l’Italia dal Messico costa un botto, mi credete oppure no?

Ecco, questo per dirvi…in passato m’han pagato per un lavoro anche 10.000 euro e si, c’è gente che difficilmente vede una cifra simile per un solo lavoro preso…ma quante volte può capitare? A me, ad esempio, non è più capitato da quell’unica volta. E vorrei ricordarvi che vivo in un barrio, in Messico. L’idea che qualcuno ha, un pò ottantiana, del fotografo ricco e famoso è quanto di più lontano dalla verità esista: in realtà fare il fotografo è una sofferenza, una missione magari, qualcosa che si decide di fare per vocazione, ma non certo per diventare ricchi. Se volete quello puntate a fare i politici, i medici, gli avvocati…o magari i fruttivendoli, c’è gente che con le ananas ci si è comprata la villetta al mare. Perchè in realtà, fare il fotografo è una battaglia continua, soprattutto se poi hai una famiglia da mantenere.

E il fotografo oggi non è come quello di ieri. E quindi è normale che diversifichi la sua attività. Ma perchè vi dico tutto questo? Come ho detto all’inizio, per amor di verità, e magari per fiaccare certi facili entusiasmi di chi ha un’idea irreale di questa professione. Che si fa soprattutto per amore e gloria. La gloria di fare quel certo scatto. O forse è solo una necessità, perchè io ho bisogno di vivere in questo modo, e quindi anche se duro e ben poco riconosciuto, alla fine è la cosa che voglio fare.

Ho fatto altro nelle mie precedenti vite professionali: l’artigiano del cuoio, il pizzaiolo, l’impiegato statale, l’insegnante…ecco, con qualcuna di queste professioni avevo più costanza di guadagno, eppure indietro non tornerei. Io lavoro per me stesso. Per me stesso, ovvio, e per far vivere la mia famiglia. Sopravvivere, soprattutto. Questo l’ho messo in conto e ne ho coscienza. Adesso mi auguro che questo pezzo possa schiarire le idee a qualcuno che si è fatto un’idea bizzarra di cosa significhi essere fotografo.

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