La responsabilità in strada

Una premessa: Tante volte in questo sito abbiamo affrontato il discorso sull’etica. Per me non esiste l’etica del fotogiornalismo, esiste l’etica e quella si ha o no, esattamente come l’educazione. E per quanto riguarda il solito vecchio discorso, trito e ritrito sulla privacy, mi sono di recente espresso, proprio su queste pagine:

https://fotoreportando.wordpress.com/2017/05/10/dont-take-a-picture-of-me/

Quello che vi propongo oggi, però, è qualcosa di diverso, e che chiama in causa direttamente noi fotografi di strada. Noi e le nostre responsabilità. Che siamo sotto l’occhio del ciclone non lo dico certo io. Ogni scusa è buona per far apparire lo street photographer un fotografo che agisce in maniera illegale. Quando di illegale non c’è nulla. Legge e soprattutto, giurisprudenza alla mano. Però c’è qualcosa che stona, e questo stonare è il prodotto, a mio avviso, di certe derive che alcuni fotografi di strada, oggi, stanno compiendo. A cosa mi riferisco? Pensateci bene… pensiamo tutti quanti a certe foto che vengono scattate, financo celebrate, magari anche premiate.

Mi piacerebbe avviare una riflessione, in maniera pacata, ragionevole, ma anche sincera. Una critica che possa generare un ripensare quello che è un certo andazzo, quello che stiamo facendo, quello che applaudiamo. In origine c’era Bruce Gilden e Mark Cohen, cantori di una foto fatta a distanza ravvicinata, in your face, ma le degenerazioni di certa estetica sono andate oltre, facendo ad un certo punto l’elegia della panza pelosa, del flaccidume adiposo ripreso in spiaggia, un’estetica del brutto, assai poco rispettosa, in cui viene da domandarsi. E se io faccio una foto di tua mamma in quel modo, saresti contento? Ecco, perchè, quando poi succede personalmente a noi, magari non la prendiamo tanto sportivamente…

Adesso si aggiunge un approccio decisamente e apertamente voyeuristico, in cui l’immagine è praticamente la foto di un culo di donna in primo piano. Winogrand è decisamente distante, non solo temporalmente. E il mio punto di vista è tutto, meno che moralista. Io fotografo ragazze nude, e faccio anche close up delle stesse, ma tutto rientra nel campo della fotografia erotica o di nudo: sono adulte, consenzienti, e mi firmano pure una liberatoria.

Fotografare in strada, donne sconosciute, riprendendo dettagli anatomici, ecco, questo mi pare diverso…soprattutto se non c’è altro contesto e contenuto che questo. E dunque, pensiamoci un poco…

Se un giudice o qualche autorità accedesse agli scatti fatti in una giornata, troverebbe qualcosa di compromettente? Immaginatevi un fotografo che va in giro con quell’approccio e un’autorità giudiziaria venisse messa in condizione di accedere ai files o i negativi di quel fotografo: close ups di gambe, culi, tette…saremmo così sicuri della clemenza del giudice e che sarebbe in grado di interpretarle come fotografie artistiche? Ecco, questo dubbio, esattamente questo dubbio, mi ha ispirato questo articolo, ragazzi.

Forse è meglio che iniziamo, un pò tutti,  a darci una calmata. Forse è meglio che riflettiamo fin dove sia corretto e giusto spingersi. Ricordandoci, sempre, che il rispetto delle persone dovrebbe venire prima di qualunque scatto.

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