Chi si loda, si sbroda

Io non ho capito nulla, di questo mondo web. Altrimenti cosa pensare di chi scrive un articolo titolandolo “Perchè io sono un grande fotografo”? Ecco, i superlativi parlando di sè stessi si utilizzano sempre di più. E mi sembra ormai sia diventata una corsa a chi la spara più grossa.

Di recente ho scritto proprio qui, su fotoreportando, della supponenza, dell’atteggiamento superbo, del voler dire e ripetere IO, IO, e ancora IO…addirittura lo si fa sempre più spesso nel momento in cui si fanno reportages che dovrebbero avere per tema gli altri, e non noi stessi… è l’approccio selfie, quello del GUARDATEMI, quello di chi crede che l’unica cosa interessante a questo mondo sia apparire ed essere riconosciuti. Niente di male, per carità, ad aver desideri di fama, ma questa dovrebbe avvenire in maniera spontanea, come naturale conseguenza di meriti dovuti a lavoro, mica perchè uno si alza una mattina e dice a sè stesso quanto è bravo e trova anche il coraggio di pubblicarlo in un blog.

Ecco, non sono un ingenuo, so che la legge del web impone un pò di autoreferenzialità quando la propria attività è esposta e vive della comunicazione. Anche io la applico. Ma, detto tra noi, evito di raccontare cazzate. Ed è anzi, proprio la ricerca della verità, che spesso mi rende antipatico, o perfino odiato, da coloro che non amano leggere verità.

Un esempio: sono reduce da dei workshops italiani che sono stati un successo. Ma cosa intendo io per successo? Beh, non crediate che i workshops mi rendano ricco. Io li faccio, più che altro per passione e per un senso di impegno che sto portando avanti, per alfabetizzare su certo tipo di fotografia ed un certo tipo di approccio visuale.  E lo faccio perchè proprio mi piace insegnare, e non scherzo quando dico che si tratta di una vocazione. Questi workshops italiani mi consentono infatti di tornare in Italia, perchè i biglietti aerei non sono di certo economici dal Messico. Mi permettono di passare più di  un mese nel mio paese natale, passare tempo con i miei cari e continuare anche il mio progetto ITALIA, DOLCE VITA. Questi sono risultati importanti. Non mi importa affatto che i soldi che ottengo servano solo a pagare le spese di viaggio e pernottamento del periodo che passo in Italia. Fortunatamente io sono un fotografo che guadagna per il proprio lavoro di fotografo (facendo books con modelle o lavorando con brands) e anche di editore, e che non punta tutto sui workshops.Però amo farli. Amo farli e amo davvero fotografare insieme ai ragazzi che decidono di prendervi parte.

Ora, queste cose, gli esperti di internet, suggeriscono di non dirle. Ma io me ne frego, perchè per me non c’è nulla da nascondere e questa è solo la sacrosanta verità. Tutte le persone che mi conoscono sanno che trovano davanti a loro una persona vera, che non si nasconde dietro a maschere. Tutto quello che ho ottenuto finora nella mia carriera è derivato dal duro lavoro, dalla abnegazione e passione, e non certo per far parte di qualche club o per leccare a qualche conventicola. E fidatevi, il percorso è certamente più in salita, ma io mi sento bene con me stesso.

Sarò giudice sul finale di quest’anno di ben due premi internazionali di fotografia, quello di Atene e quello del premio di fotografia in bianco e nero. Sono stato contattato da una giornalista che vuole intervistarmi per una serie di pubblicazioni. Finalmente uscirò con un libro stampato, grazie ad un editore. Ci sono progetti e cose che ancora non posso rivelare, ma sto lavorando alacremente per raggiungere importanti traguardi.

Il prossimo anno tornerò di nuovo in Italia: faremo workshops a Milano, Palermo e proporremo una soluzione personalizzata per Roma. A presto per le notizie in merito.

Comunque tornando al titolo, il detto chi si loda si sbroda è sempre valido. Soprattutto io ho sempre creduto al sudore sulla fronte, non certo agli elogi e men che meno all’autoelogio, abitudine pessima che ti fa perdere di vista la realtà e che ti fa sedere sugli allori. C’è niente di peggio per un fotografo? Io sento di aver fatto nulla, rispetto a quello che voglio fare. Sento anzi che devo migliorare, e quando scrivo migliorare, intendo dire migliorare tanto. Sento di avere margini per questo, e dunque devo sforzarmi di più, non dare niente per scontato, e avanzare come un principiante, rimettendo in discussione tutto ogni giorno. Solo così, mi hanno insegnato, si cresce. Il resto è fuffa. Anzi, fuffa 2.0

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