Diario di Viaggio

Perché il viaggio continua. Il viaggio é una condizione mentale. Si viaggia perché si é viaggiatori.

In ogni senso.


Ho scritto molto su questo spazio. Ho scritto e versato stille di sangue. Offerto molto, troppo me stesso, ma questa é l’unica via per uno scrittore. Perché per essere scrittore, devi essere pronto a dare porzioni di anima, e questa é una condizione dolorosa.

Quando fotografiamo persone, é lo stesso… é lo stesso se ti comprometti. se rischi, se sei disposto a mettere tutto te stesso in gioco, senza compromessi. Ci sono viaggiatori e turisti in questo mondo variegato. Ce ne sono anche nella porzione del nostro di mondo: quello fotografico. Il turista si accontenta. A volte ruba. E quindi puó anche riuscire. Ma l’essenza non é lí. 

L’essenza non é quella.

Qualsiasi saggio fotografico documentaristico davvero completo é una testimonianza di un’ interazione con le persone ritratte.

Il punto non é neanche quello della velocitá di esecuzione, dell’essere visibili o no, di creare palese interazione. Il punto é affermare rispetto per quello che fotografiamo. Altrimenti si vede. Altrimenti si sente. Altrimenti rimane una foto, magari impeccabile dal punto di vista tecnico, ma vuota…a fari spenti. Perché lo sbrilluccichio puó anche essere bigiotteria. Anche di buona fattezza. Ma sempre bigiotteria.

Sto scrivendo queste riflessioni, prima di pranzo. Un momento atipico per scrivere. Ma tant’é. Sto in bermuda, bevendo un tropical, e ripenso all’esperienza che vivo coi miei fotografi che partecipano ai workshops e alle spedizioni fotografiche. Mi rivedo. E li rivedo.

Oaxaca. Torino. Roma. Firenze. Cittá del Messico. Milano. Come in un film.

Rewind a guardare i miei studenti a lavoro… li osservo sempre, con attenzione…si divertono sempre e comunque…é sempre una bella esperienza lavorare insieme ad altri fotografi…peró chiedo di piú…devono imparare ad essere piú naturali…meno prolissi e lenti…devono velocizzare il loro modo di fare foto, sporcare tutto, e sentire il groove…perché la lentezza operativa distoglie dall’ istinto…quando vedo quello intervengo…che diamine, non facciamo foto d’architettura.


Rock ‘n’ Roll. Decido di muovermi io. Faccio io foto ora. Mi godo il momento… qualche scatto, come il maestro di danza, per far vedere come si fa. Mi avvicino, Alzo la fotocamera e scatto rapidissimo. Senza tante cerimonie. Questo é. Non manca mai chi mi dice che impara molto dal guardarmi lavorare. La velocitá é tutto in fotografia. Almeno questo tipo di fotografia che facciamo.

Anche dentro una danza o in qualche sfilata di volti pittati da teschi…l’unica vera risorsa é saper come mischiarsi. Diventare parte di. Quasi senza averne coscienza… interagire con chi sa che sei lí ma non é disturbato affatto dalla tua presenza…alla fotocamera non badano piú…

Questo é…

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