Saper emozionare

Rewind. O meglio ancora, cancellate tutto. Anni e anni di inutili illusioni. Allarmi per le blasonate scuole. Le scuole dell’obbligo, dell’ovvio, della banalitá.

Che sorpresa fu per me quando mi resi conto, facendo traduzioni dall’Inglese di testi di canzoni metal e punk, che l’Inglese che ti insegnano a scuola é spesso virtuale. Un Inglese che impartiscono per tirare avanti col programma, che poi se devi andare a Londra a lavorare, beh ti accorgi che quell’Inglese lí non ti sarebbe stato molto d’aiuto…

In fotografia é un pó lo stesso. Con gli affabulatori. Con chi esercita la veritá della regola. La religione della regola. Salvo poi scoprire, perché piú conosci e piú ti accorgi, che quello che conta é saper emozionare. Quella é la chiave di tutte le foto di successo. Successo vero, mica i posters rimbalzanti da un gruppo all’altro. Ecco che un gesto ed un’espressione dicono di piú di tanti giochini visuali che facevamo da bambini, e che oggi pare abbiano preso piede nella fotografia della strada. Ecco si, fotografia della strada e non fotografia di strada, se vogliamo ancora salvarci dalle giovani marmotte.

Io ‘sta cosa l’ho pure scritta, in Inglese (vedi?) oggi su facebook, dicendo che Joel Meyerowitz, Richard Kalvar, Vivian Maier, Garry Winogrand erano tutti accomunati da un’abilitá nel saper cogliere il gesto. Il gesto inteso come movimento particolare, postura o semplicemente un’espressione, un modo di fare…rivelare umanitá attraverso qualcosa che questi straordinari fotografi coglievano e toh, riuscivano anche a catturarlo con le loro macchine fotografiche. E qualcosa che si é andata sempre piú perdendo nell’attuale panorama, con tutti questi fotografi da barzelletta. Ma che ci faremo di tutte queste barzellette? Io me lo domando, e voi? A me le barzellette non sono mai piaciute, né raccontarle né ascoltarle…soprattutto poi l’effetto che fa una barzelletta vecchia…raccontata, raccontata e ancora raccontata…ascoltata, ascoltata e ancora ascoltata…che palle! Ecco dove finiranno tutte queste barzellette e tutti questi barzellettieri…

Qualche gioco visuale all’inizio si fa in street photography. Ma poi passa… a me é passato quasi subito perché mi annoiavo. Ti piazzi e aspetti…boh! Ma soprattutto é quello che ti ritrovi dopo, una foto che ti strappa un sorriso o anche una risata…ma poi? Finito l’effetto “ilare” che resta? Ma non sarebbe meglio raccontare la societá e il mondo che ci circonda? Si, lo so che per fare questo devi essere un filo bravo. E devi essere capace di emozionare. Lo so che questo é lontano dalla “fotografia della strada”, per questo noi vogliamo insistere a fare “fotografia di strada”…

Vedo e rivedo le fotografie che mi piacciono. Sono fotografie che raccontano storie, non barzellette. Sono fotografie che mi emozionano ancora, come la prima volta. Quello é l’obiettivo da perseguire.

 

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