Romantica idea

Leggiamo questo articolo:

http://www.bjp-online.com/2017/07/why-newsprint-is-the-future-of-photography/

Si, il British Journal of Photography ci presenta un’idea interessante, romantica per “disfarci” di agenzie e giornali e provvedere noi stessi a creare riviste tabloid. Ma all’atto pratico appare evidente che non sia poi così realistica come soluzione. Guardatevi i prezzi:

https://www.newspaperclub.com/choose/orders-and-delivery/price-list

A parte il fatto che appare evidente come questo articolo sia una concessione fatta a chi sta offrendo tale servizio, pubblicità mascherata da post sul loro blog, ditemi voi se questa è una soluzione seria. Mi spiace ma non ci credo per nulla. Per quanto sarebbe bello. Nessun fotografo, e sottolineo nessuno, avrebbe mai la forza di vendere moltissime copie da creare un vero e reale business con questo.

Pur sostenendo l’idea romantica e apprezzando molte delle ‘zines che anche alcuni colleghi hanno messo in giro, che sono comunque qualcosa di artistico e si, romantico, che mi ricorda i tempi del boom delle fanzines, nei primi anni ’90, per progetti editoriali seri, soprattutto per i giornalisti, questa soluzione lascia il tempo che trova, ovvero un articolo su un famoso contenitore fotografico sul web.

Il web, appunto. Parlo da editore inserito nel mercato elettronico. Vedo quanto siano apprezzate, per quanto ci siano sempre e comunque voci critiche o coloro che ti chedono la versione cartacea, le riviste e i libri elettronici. E io credo tantissimo nella rivista digitale, che permette cose fantastiche. In tempi di tablets e smartphones, le apps e le riviste elettroniche permettono di offrire anche contenuti multimediali. Queste sono cose straordinarie, perchè il video sta prendendo davvero il largo come forma di condivisione, e di questo ne ho parlato con qualche amico e collega.

Ho un’app di un fotografo sul mio ipad che è fantastica: posso vedere il progetto fotografico, e simultaneamente sentire le voci e musiche che si legano perfettamente alle immagini, divenendo un corpo unico di documentazione straordinaria.

Nel mio piccolo anche le mie riviste e i miei libri, molto semplicemente hanno ogni link attivo e dal quale, cliccandoci su vai direttamente al sito web del fotografo. Grazie a questa semplice opzione, prevista tra l’altro di default dal mio software di editing delle riviste, ogni fotografo può contare su uno straordinario e immediato biglietto da visita che ha permesso a molti dei fotografi pubblicati, di essere contattati da brands, agenzie e clienti privati.

Senza contare che, come è il mio caso, per l’editore questo non comporta spese se non quelle del tempo dedicato e del pagamento di un sito web che permetta di avere uno store online. A mio avviso, per certe cose, non è più tempo per la carta, per quanta poesia possiamo farci sopra.

Si dice, inoltre, che il fotogiornalismo sia in crisi, ma questo è un grosso errore, un grande fraintendimento e un luogo comune, ripetuto spesso senza riflettere davvero. In realtà il fotogiornalismo, probabilmente, non è mai stato tanto bene quanto adesso. Io vedo autori straordinari, alcuni dei quali mi onoro di contare tra amici e colleghi che apprezzo. Non è mai stato il fotogiornalismo ad essere in crisi, ma il mercato dell’editoria, quello si. Su quello dobbiamo riflettere, e lo abbiamo in parte fatto su questo spazio di pensiero e scrittura.

Sono aperto al confronto, se volete scrivere qui sotto qualche commento.

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