Letture e riflessioni

Due libri. Quello del ventennale della Mignon e “In Focus: National Geographic Greatest Portraits” che io ho nella sua edizione in lingua spagnola. Due belle opere, due preziose opportunitá per riflettere.

In questa fase per me, esattamente quello che ci voleva. Attraverso questi due libri, riscopro me stesso e quello che sto cercando con la fotografia. Confermano certe riflessioni degli ultimi tempi, stimolando ancor più la mia pretesa di chiedere altro e di più a me stesso.

20 mignon

Nell’ultima parte del testo del libro del ventennale di questa straordinaria collettiva italiana, ci sono dei contenuti squisiti, in cui mi identifico totalmente e che ho sempre pensato essere i cardini principali su cui dovrebbe sempre muoversi la fotografia. Ci sono dei passaggi che sento avrei potuto scrivere di mio pugno, e invece sono parte di un manifesto che i mignon scrissero nel 2015, al tempo della mostra “This is Street Photography. Respect Others – No Web – No Flash!” e che presenta una dichiarazione di intenti e un approccio che certamente appare antitetico rispetto alle miserie di molta fotografia di strada attuale.

In particolare viene fuori da quel testo l’interesse per una fotografia  empatica e rispettosa del soggetto, e quindi una partecipazione reale del fotografo per catturare emozioni, evitando assolutamente le aberrrazioni, il voler trovare la stranezza e la mostruosità negli altri che oggi sembra aver preso la mano a molti che fanno fotografia in strada. Quel testo prende le distanze da coloro che impazzano sul web, presentando un tipo di street aggressiva, priva di reale interesse per i soggetti, piuttosto interessata a cercare cose bizzare, coincidenze, associazioni di forma e cromatiche, ma che di fatto presenta il più delle volte una fotografia fatta da individui presi da loro stessi, piuttosto che su chi ritratta, e quindi, cosa più grave come dichiara il testo, assolutamente irrispettosa degli altri, contribuendo a rendere decisamente meno edificante la figura del fotografo  di strada come esempio di valore sociale (cit.).

Il libro lo giudico un capolavoro, e sono tantissime le foto straordinarie presenti, ma devo dire che con tre in particolare, mi hanno colpito: una foto ritrae una donna intenta a scrivere. Quellp è uno scatto straordinario di Marco Turetta, scattata a New York nel 2003. Le altre due sono in due pagine affiancate, e sono opera di Mauro Minotto. Nella prima si vedono dei fanciulli, ripresi in un momento in classe, con uno dei due soggetti principali che alza la mano per rispondere. La foto è stata realizzata a Padona, nel 1999. Quella a fianco presenta due bambine, una delle quali sta prendendo in mano una traccina dell’altra ed è stata scattata a Vieste, nel 2002. Questi sono solo esempi, e guarda caso, alla fine si tratta di tre ritratti che documentano, colti in momenti spontanei. Trovo, in tutti e tre, lo straordinario della fotografia che mi innamorò quando ero bambino. Ritrovo un saper cogliere momenti poetici di straordinaria bellezza, una fotografia che non urla, eppure è potente.

Un tipo di fotografia, quella si, immortale, senza smanie di provocare. E cito le parole di Naomi Rosemblaum, moglie del Maestro e componente di Photo League, riprese nel libro:

qualcosa di più di un mero soggetto intrigante

e

un’immagine che desti più di un interesse momentaneo

Quante foto express di oggi sono colpite da questi due semplici passaggi? Quanta street photography è veramente interessata ai propri soggetti, e quanta invece non lo è? Queste sono riflessioni che dovremmo fare un pò tutti, ma sicuro che coloro che sono chiusi in loro stessi, rispetto al mondo, non arriveranno mai a fare. Non avranno mai umiltà per pensarlo e ripensare alla propria fotografia. Viviamo, del resto, in tempi di falsa condivisione e viviamo un’epoca in cui la vita sociale è quella rinchiusa in un social network, poi tutti ingobbiti, con la testa china, osservando lo schermo di uno smartphone. Inevitabile che , per molti, la fotografia anche, sia un selfie continuo, in cui si fotografa sempre e comunque l’altro in maniera effimera, con effetti speciali, con l’effetto barzelletta, spesso in chiave svilente per il soggetto fotografato.

Mi sono ritrovato, mi sono ritrovato nelle parole scritte dall’ottimo Davide Scapin, grande fotografo, ma anche eccelso scrittore di cose di fotografia.

In Focus: National Geographic Greatest Portraits

Questo libro, nella sua edizione in lingua Spagnola, si intitola Rostros del Mundo. Ed è un libro che non mi aspettavo. Lo tenevo nella mia libreria da 5 anni almeno, trovato ad un prezzo d’occasione in una bancarella del centro di Città del Messico. Lo avevo osservato per le foto, ma non lo avevo ancora letto. Un libro intelligente, perchè non fa l’elegia della National Geographic. Piuttosto ne sottolinea certe decisioni e visioni di epoche lontane, presentando senza paura il ridicolo dell’etnografico, di certi termini utilizzati, e perfino dell’utilizzare per un tempo il corpo femminile come richiamo per le vendite. Ne apprezzo l’onestà, soprattutto, ed è interessante vedere come una rivista che ancora esiste, cosa rara di questi tempi, sia passata per fasi storiche, in cui evitava accuratamente di presentare i problemi che affligevano il mondo, ed in particolare gli Stati Uniti (vedi epoca della grande depressione) e dunque ne esce un ritratto onesto di National Geographic, e questo contribuisce a ritrovarsi tra le mani un documento veramente eccezionale.

Ma sono tanti i meriti di questo libro, che permette di avvicinarsi ad un modo di intendere la fotografia comunque legata ai soggetti, indipendentemente se le foto appaiano anacronistiche, retoriche o meno, o semplicemente stupende ed illuminanti. Sicuramente è un libro che consiglio a molti, soprattutto a coloro che fotografi, fanno della ricerca documentaristica sull’uomo e la società.

Conclusioni

Queste letture sono giunte a me in una fase di passaggio molto importante, per quello che sto facendo e soprattutto farò in futuro. E risultano essere un supporto davvero importante per tutto quello che è il mio interesse nella fotografia, in questo periodo. Sono due letture diverse, eppure con temi di contatto evidenti. Il fatto che, sempicemente, mi abbiano ispirato questo articolo è già una prova di quanto positivo sia stato quest’incontro. Ai miei lettori, a questo punto, dopo tutte queste parole, non resta che andare a cercarsi queste due opere. Vi assicuro che non resterete delusi.

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