Grazie, Oaxaca

Torno sempre da Oaxaca con la chiara sensazione di lasciare per un pó la mia vera terra. Perché Oaxaca é per me la terra eletta, quella in cui ho deciso andró un giorno, finalmente per restare.

Questo viaggio peró é stato nettamente differente da quelli precedenti, per tante ragioni. C’é una consapevolezza diversa, suggerita dalle esperienze umane e professionali, avute questa volta. Devo dire che ero partito per questo viaggio giá con aspettative e volontà diverse. E infatti le azioni intraprese, le scelte fatte, hanno determinato l’essenza di questa quinta spedizione fotografica in quella terra meravigliosa, magica.

Direi, peró, che é Oaxaca stessa che ha agito su questo cambiamento prima di tutto come uomo, poi come fotografo. Sono accadute cose durante questo viaggio. Ho avuto degli importanti incontri, alcuni dei quali totalmente casuali, avvenuti anche per errore, per deviazioni dal percorso stabilito che mi hanno condotto per nuove rotte, per luoghi che non pensavo di esplorare.

Ecco che dunque, Oaxaca e la sua magia, sono intervenute.

Oaxaca e la sua gente. Oaxaca e il suo riuscire a sorprenderti ogni volta. Oaxaca che ti innamora. Una città unica. Un luogo dove il tempo scorre decisamente in maniera diversa ad ogni altro luogo in cui io sia stato. Lentamente, forse, per certi versi. E incredibilmente veloce, per altri.

Di questo viaggio mi porto a casa i sorrisi delle persone, l’energia vibrante e positiva del contatto umano, come in nessun altro luogo trovi. Se non mi credete é perché, probabilmente, a Oaxaca non siete mai stati. Ho fotografato e dialogato con genti e culture diverse, mi sono sorpreso nel parlare dopo due minuti a persone che non conoscevo, eppure le sentivo profondamente vicine nel loro esprimere una vera amicizia ed ospitalità.

Sto scrivendo e condividendo coi miei lettori, qualcosa di unico, qualcosa che nella società occidentale di oggi abbiamo smarrito da tempo. Qualcosa che per le nuove generazioni, ahimé, non é mai esistita. Quando dico, presentando i miei viaggi a Oaxaca, che si tratta di una vera esperienza umana, mi riferisco a qualcosa di straordinariamente intimo, a qualcosa che ha a che fare con la nostra anima. E se pensate che stia esagerando, ripeto ancora una volta, é perché non siete mai stati a Oaxaca.

Ho incontrato e fotografato un gruppo di Tlacolula, e ho bevuto il mezcal che mi hanno offerto. Mi sono entusiasmato a fotografare le giovani donne della valle central, e ho scherzato coi ragazzi della Sierra Norte: loro sono bilingue perché oltre allo Spagnolo parlano lo zapoteco. Il suono di quella lingua risuona ancora nella mia mente, una lingua misteriosa, millenaria e ancestrale. Non sarà questa la unica volta che li incontreró. Anzi, é questo per me, in un certo senso, un battesimo, un’iniziazione di cose che verranno.

Sono venuto a contatto con realtà e progetti, e sono riuscito a trovare delle storie che meritano essere raccontate, perché per me la fotografia quando va nel sociale, puó stimolare e generare cambiamento. Magari il cambiamento non sarà immediato e diretto, ma sono convinto che un certo tipo di fotografia possa fungere da strumento per arrivare quanto meno a sensibilizzare la società su certi temi, e questo sarà, ancor di piú che in passato, il mio futuro. Il mio imminente futuro. Il futuro é giá arrivato.

Grazie, Oaxaca.

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