Oaxaca song

Viaggiare soli è diverso. E nonostante a Oaxaca lo avessi già fatto in occasione del Dia de Muertos dell’anno scorso, stavolta è diverso, perchè lì ero con i miei studenti. E Oaxaca, la mia amata Oaxaca, si è presentata a me in una nuova veste. Sarò io, o sarà lei, non più vestita a festa, anche se alla festa fino in fondo non rinuncia?

Oaxaca è uggiosa questi giorni. Non c’è stato giorno da quando sono arrivato che non abbia piovuto. E nonostante questo quando esce il sole fa un caldo tremendo. E nonostante questo, o forse proprio per questo, sento di amarla ancora di più. Perchè si, Oaxaca è bella anche quando piove. E non è che questo si possa dire di tutte le città del mondo.

Oggi ero a San Sebastian de la Flores, nel municipio di San Pablo Etla. Ero lì a fare una copertura giornalistica per Puente a la Salud, una ONG che attraverso la coltivazione e successiva trasformazione dell’amaranto propone un modello salutare di alimentazione. Questa attività ha permesso a Puente a la Salud di aver attivato diversi programmi che sono socialmente utili alle comunità rurali nelle regioni di Oaxaca.

Stamattina, accompagnato da Rebecca di Puente a la Salud, ho realizzato la documentazione di un workshop estivo in cui bambini da 6 a 12 anni apprendono sull’amaranto e non solo, e lo fanno anche giocando e socializzando tra loro. Torno da un’esperienza durata poche ore, ma che mi ha dato forti emozioni, con i bambini che mi hanno circondato, che mi hanno fatto mille domande, che hanno fatto fotografie con le mie fotocamere, che si sono messi a posare. Mi hanno chiesto dell’Italia, e perchè arrivavo da così lontano. Ho cercato di soddisfare le loro curiosità e ho ricevuto in cambio affetto e amicizia, di quella probabilmente più sincera e più pura.

Ho realizzato, credo, uno dei lavori più toccanti da quando faccio fotografia, anche se non è ancora terminato, perchè mi aspetta domani, e forse, una collaborazione che si farà più continua in futuro.

Adesso non torni più a trovarci?

Quella domanda di un piccolo, seguita da un abbraccio,  mi ha intenerito come non potete immaginare.

Questa è la fotografia che amo fare. Queste sono le emozioni per cui vale la fatica e tutti gli sforzi fatti. Ho riso e mi sono emozionato. Ho mangiato i deliziosi piatti cucinati dalla signora, tutti a base di amaranto. Piatti degni di uno chef stellato, in cui perfino l’impiattamento era da manuale. In me, mentre fotografavo, la consapevolezza di stare facendo qualcosa di importante, soprattutto per quello che seguirà. Editerò tutto il lavoro per presentarlo al meglio, provando a sensibilizzare qualcuno o qualche istituzione con il fine di aiutare l’organizzazione Puente a la Salud.

Nel frattempo vorrei ringraziare Stan Cruz, Rebecca Weiss e tutto il team di Puente a la Salud. E ringrazio Fujifilm Mexico per essersi sentita coinvolta in questo progetto di utilità sociale ed umanitaria.

Se già, dopo questo mio articolo, vorreste saperne di più e magari fare una donazione, ecco il sito ufficiale:

http://www.puentemexico.org/

 

 

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