Quando la fotografia si é ridotta a roba da concorso?

Se c’é qualcosa che é sicuro dello spam quotidiano di un sottoprodotto fotografico quale sono i concorsi proposti sotto l’ala del brand LensCulture, é che mostra incontrovertibilmente cosa rappresenti oggi l’idea che hanno molti della fotografia. Attraverso la mia partecipazione con una foto nell’offerta gratuita proposta da questi spietati circensi che si sono lanciati nel mondo della fotografia, sto monitorando la loro attivitá.

Ricevo minimo due mails al giorno, per dirmi prima chiaramente che una foto inviata gratuitamente non ha alcuna speranza. Salvo poi inviarmi altro invito perché la foto sta nelle popolari, anche se al tempo stesso rivelano non avere in realtá un sistema di misura del posizionamento.

In realtá quello che vogliono sono i 60 dollari.

Lasciamo stare per un attimo il fatto che hanno spalleggiato Souvid Datta, ciarlatano e volgarissimo ladro di fotografie di Mary Ellen Mark. E proviamo a non pensare che con lo stesso si sono macchiati di un’operazione in cui per attirare potenziali concorrenti, sfruttano senza vergona casi di violenza su minorenni, come spiega bene petapixel in questo articolo:

https://petapixel.com/2017/05/01/lensculture-commodification-rape/

Quello che vorrei evidenziare é, invece, proprio il fatto che molti si vivano la fotografia come qualcosa per partecipare a concorsi, e in questo modo tentare la scalata al successo. Ecco, magari, io non capisco niente, ma…non vi sembrano patetici e ridicoli questi professionisti dei contests e awards? Voglio dire…partecipano a tutti, ma proprio a tutti, non se ne perdono uno, la maggior parte delle volte pagando di tasca propria, al motto di chi non risica non rosica. La mia domanda, certamente retorica, certamente provocatoria é: ma siamo sicuri che la fotografia sia questo? Buttare lí foto su foto ad ogni concorso, il piú delle volte mostrando di non conoscere la differenza tra una foto da buttare e tirare la catena e una davvero buona, tanto per tentare di trovare la scorciatoia? La scorciatoia poi a cosa: se sei fotografo davvero, OK. Ma se non lo sei, un premio vinto non ti renderá improvvisamente tale.

O magari si fa parte di quella specie subumana che pensa che tutto sia una questione di culo e di agganci giusti? No, perché il culo e la sfortuna escono sempre fuori dalla bocca di un perdente…

Facebook é diventato un luogo in cui tutti spammano le loro partecipazioni a concorsi, e io non ce l’ho coi vincitori, che almeno vincono, ma un tempo neanche troppo lontano per i veri fotografi, chiedere i likes a concorsi era un’umiliazione. Nel giro di un anno grazie a questa puttanata dei concorsi del colosso LensCulture assistiamo invece a deiezioni e flatulenze, senza alcun tipo di vergogna.

La fotografia non é in realtá questo: la fotografia é passione, e quando fatta con sentimento, con empatia, con rispetto allora puó anche provare a cambiare qualcosa, puó tentare di cambiare le regole del gioco della societá, cercare o almeno illudersi di risolvere qualche problema. Oggi, invece, vediamo proposte foto singole che non vanno da nessuna parte, perché semplicemente l’autore é incapace di sapere progettare, di realizzare qualcosa che non sia solo un’estemporanea e dimenticabile immagine vista e rivista, fatta e rifatta milioni di volte. Che dicevo prima? La foto ridotta a scoreggia. Una scoreggia che partecipa a concorsi.

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