Sulla critica del lavoro di altri

Capita di leggere su fb di un fotografo che si é visto ricevere in privato una critica dura, ma inconsistente. Per inconsistente mi riferisco al fatto che non sia una critica costruttiva e quindi, per quanto dura, che possa essere utile a chi la riceve, ma una critica atta a demoralizzare e distruggere.

Non resisto e dico la mia in un commento:

Come saprai do letture di portfolio, sono mentore per alcuni fotografi, ma la prima cosa di cui mi raccomando sempre é: alla fine ascoltate sempre voi stessi e date prioritá alla vostra voce, alle vostre visioni, perché nessuno potrà saperne piú di voi su quello che state cercando e volete dalla fotografia.

Perché la veritá é che nell’avvicinarci ad un lavoro fotografico, di qualunque tipo esso sia, dovremmo andarci coi piedi di piombo, o almeno con stivali di gomma. Ed il rispetto e l’umiltá devono far parte del nostro approcciare, se proprio siamo chiamati o ci sentiamo chiamati ad esprimere un’opinione. Non importano i livelli. Non importa a che punto siamo noi né a che punto sia il fotografo a cui offriamo la nostra critica.

Ma c’é del vero in quello che un altro amico lí ha commentato: sicuramente il tipo sará stato mosso da invidia e voglie di sminuire un altro fotografo. Chi mi conosce, chi ha ricevuto una lettura da parte mia, sa quanto io sia chiaro e certamente anche duro nelle mie critiche, ma lo faccio sempre motivando ogni cosa, e rimanendo in una posizione di apertura e proposta, cercando un dialogo e nel massimo rispetto del fotografo e del suo lavoro. Nei confronti di qualsiasi fotografo e di qualunque lavoro proposto.

Ecco, perché c’é da dire una cosa, soprattutto: nessuno é qualcuno per dare una critica chiusa e spietata che non ammetta repliche e costruire un dialogo che possa condurre a qualcosa di valido. Questo se veramente si vuole fare qualcosa di positivo per colui al quale stiamo offrendo solo un’opinione, per quanto supportata dall’esperienza che possiamo avere.

Altro discorso, peró, diventa se colui che giudica é l’ennesimo fenomeno, uno di quelli che si é costruito una reputazione piú per essere pallone gonfiato, per millantare esperienza, o perché si é associato con qualche collettivo (fa sempre piú rima con conventicola) o ha vinto uno stupido award, di quelli per cui ha pagato la quota d’iscrizione, e magari ci ha spammato tutti per mesi.

Si dimentica, troppe volte e sempre piú spesso in questi tempi balordi, che la fotografia, per quanto linguaggio destinato alla condivisione, é comunque un fatto personale. Ci si dimentica di chiedere che cosa si vuole dalla fotografia, e che non c’é per tutti la stessa risposta, e che certe cose realizzate possono essere comprese, finalmente, solo da chi determinato lavoro lo ha fatto. Questo non ha nulla a che vedere con il sapere o meno valutare un certo progetto. Questo ha a che vedere che molti dei critici non hanno autorevolezza né umiltá, e neanche empatia e capacitá per riuscire ad entrare nell’ intimitá di certi lavori fotografici, e che quindi certe critiche non possono essere accettate. Occhio, ragazzi, che in questo mondo i falsari stanno aumentando. Occhio a coloro cui sottoponete le vostre foto. Attenti a chi riponete la vostra fiducia. Siate cauti nel prendere un workshop. Vedete davvero cosa il tipo fa, se il tipo ha spalle grosse, se sia solido davvero, se sia stato pubblicato e non autopubblicato, se non sia piuttosto spalleggiato da una combriccola di mocciosi come lui. Se non sia l’ennesimo cazzaro che fa due foto per strada, ma che é totalmente incapace di scegliere foto per un racconto visuale. Occhio anche a questi moderni fotografi 2.0 che dicono di grattarsi le palle appena vedono qualcuno che scrive. Sapete perché? Perché loro non sanno scrivere. Perché loro, probabilmente, se scrivono fanno errori tipo l’acca davanti alla preposizione a e al verbo all’infinito (visto pochi giorni fa da un fotografo) o ancora non hanno capito che l’articolo indeterminativo maschile non richiede apostrofo. Non sanno scrivere, fondamentalmente, perché non sanno pensare.

Voi credete che di Souvid Datta ce ne sia solo uno? No, vi assicuro che di Souvid Datta é pieno il mondo…purtroppo!

 

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