L’essenza

Ma qual’é l’essenza di una fotografia? Qual’é la sua ragione, il suo ruolo?

Leggete qui:

Sfruttamento della povertá 

Io l’ho letto. Niente aggiunge e nulla toglie a cose che giá pensavo e sapevo. Cose peraltro espresse su questo stesso blog due anni fa. A proposito di fotografia con sguardo colonialista.

Scrivo a margine dell’ennesimo articolo:

Ora prendetela come volete. Tant’é. Quello che denuncia poi il fotogiornalista indiano é vero. Ma é anche l’approccio non solo di certo fotogiornalismo ma anche di certi workshops esotici, dove ti promettono di farti fotografare una modella in abiti tipici. Si tratta del safari della fotografia: 0 empatia e tutto per ottenere foto e denaro. E ripeto, quello che fanno alcuni in India, e in altri luoghi, perfino in Messico con Dia de Muertos, é vergognoso. Come i turisti che vanno in Birmania e fotografano le donne giraffa, quelle ormai sono attrici, almeno quelle della “prima fila” che ne hanno fatto un negozio per turisti spendaccioni.

Poi leggo quasi immediatamente dopo uno status di un caro amico su facebook:

Pure a Londra, tutta estetica. Ma i contenuti interessano ancora ai Festival?

Ecco. Quando ti esprimi cosí, loro, i forzati dei contests, quelli che spendono un sacco di euro all’anno per partecipare a tutti i festivals e contests del mondo, che sei un invidioso. Questa é l’accusa. Ridicola.

Fermiamoci un attimo. Ragioniamo. Con serenitá. Perché é ormai chiaro che i festivals e i concorsi fotografici non rappresentano la vera fotografia, quella con contenuto. Quella con storie. Tutto é legato all’impatto visuale, e dunque, considerando questo non importa neanche piú se parliamo di singoli scatti o serie di fotografia. Io li apprezzo pure alcuni di coloro che ci partecipano a questi concorsini. Il punto non pe quello. Il punto é che siamo arrivati a vedere il nulla. Ina botta di colore e via, ma se chiedessimo:

Scusami, ma cosa vorresti dire con questa immagine?

Eccola, la domanda piú temuta. La domanda alla quale invece di affrontarla, ci si nega. Ci si difende dicendo che la fotografia non deve essere spiegata. Che se fai quella domanda sei tu che non capisci. Allora ricominciamo. Tra pornografia della povertá, partecipazioni a festivals e frizzi e lazzi, questo non é il mondo della fotografia che mi piace.

Certamente ci sará ancora quello che pensa che questo é l’ennesimo articolo polemico. Scritto per invidia…invidia di che, vi chiedo? Di cosa soprattutto? No, perché se l’invidia fosse davvero quella che mi muove, allora non farei riviste per dare spazio ad altri fotografi, o non esalterei tantissima fotografia, di tutti i generi, stili, visioni, come faccio ormai da anni. E non esalterei certi fotografi piuttosto che altri.

Vorrei invece che ragionassimo in maniera serena sulla fotografia, sulle nostre motivazioni. Qui sembra che ognuno sta bene con il lavoro che ha, ma poi vedo tantissimi tentare di tutto per poter arrivare con la fotografia. Ormai i concorsi sono diventati, quasi tutti, salvo qualche eccezione, una pantomima, per spillare quanti piú soldi possibile, e che mostrano evidentemente la fotografia da evitare di fare, quella vuota, insulsa, assolutamente ancorata all’estetica e priva di contenuto, foto dove non accade nulla di nulla, o se accade é la sagra del giá visto, ripetuto senza soluzione di continuitá. I festivals sono diventati la sagra delle porchetta. Sai giá cosa aspettarti, ma credo che la porchetta alla fine sia deliziosa, invece nei festivals di fotografia resta solo la noia.

Troppa fotografia si é involgarita, a causa dell’arrivismo da concorso, dall’autoreferenzialitá senza spesso delle basi credibili. E si, anche questo articolo servirá a coloro che mi definiscono polemico quando sono di buon umore, per dire che scrivo questo per far male alla fotografia, ma é esattamente il contrario. Chiediamoci, in tutta serenitá, cosa resterá di queste fotografie tra 10 anni. Basterebbe andare a vedervi le foto finaliste dei festivals di appena tre o quattro anni fa. Vi lasceranno la stessa sensazione che lasciano a me moltissime foto che oggi vengono celebrate, dicendo di essere onorati per esser stati premiati.

Non fraintendetemi. Il punto non é street piuttosto che fotogiornalismo o paesaggio. Il punto é questa estenuante rincorsa all’acclamazione, all’applauso che oggi sembrerebbe passare solo attraverso l’approvazione da concorso e da festival. Pare di stare a Sanremo. Riconosco pure gli Albano e i Ricchi e Poveri. I concorsi fotografici sono i primi imputati. Responsabili siamo noi se facciamo un tipo di fotografia che punta a vincere il concorso. Non credete: ha delle caratteristiche facilmente individuabili, ed é fatta in un modo sempliciotto, che é possibile immediatamente riconoscere quali sono gli ingredienti vincenti, la formula che permette di vincerlo il concorso. L’unica difficoltá é l’alto numero di partecipanti, il che la rende una sorta di lotteria, certamente non meritocratica.

L’essenza della fotografia, sappiamo, é ben lontana da essere questa. Anche se per qualcuno ormai lo é. Intanto peró molti vanno in India a mettere in posa la gente, ai workshops documentaristici si propongono sets con attori, si fa pornografia con i poveri, e si partecipa ai concorsi per poter arrivare. Arrivare dove? Di certo non all’essenza della vera fotografia.

Pensateci.

Pensiamoci.

Annunci

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.