Asilo infantile

Quello della street photography e dei suoi adepti.

Che si dividono tra fondamentalismi da fedayin, conventicole per spuntare qualcosa, classifiche da prima elementare alimentate per favorire gli amici, salvo poi scoprire che spuntano nomi che non vorrebbero essere fatti, nomi che a richiesta si è fatto finta non conoscere, e dunque il giochino non funziona molto bene.

Mi capita proprio stamattina di scoprire essere stato etichettato nell’ennesima stupida richiesta di chi siano i migliori fotografi di strada contemporanei, e che un nessuno, di cui fino ad oggi ignoravo l’esistenza e il cui nome ho già dimenticato, se n’è avuto a male, evidentemente rosicando, e scrivendo che la mia fotografia non gli comunica molto. Capirai. Adesso smetto di fare fotografia, perchè questa nullità ha espresso il suo pensiero. Sarà l’ennesimo fotografo del centro, di quelli che se li porto qui nel barrio si cagano sotto, o li ammazzano dopo 5 minuti.

Ma nell’asilo infantile ci sta.

Come ci sta il fatto che mi sa che lui non ha avuto Leica e Burberry tra i suoi clienti, che non ha esposto quest’anno insieme a Francesco Cito, Graziano Perotti e Ivo Saglietti nello stesso spazio espositivo, e che non collabora con un’agenzia fotogiornalistica di New York.

Ah, no…quello sono io.

 

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